06:18 | 16 apr 2026

FOCUS: credito privato sotto i riflettori, l'impatto in Europa secondo Scope Ratings

MILANO (MF-NW)--Il business globale del credito privato ha ormai sfiorato i 2 trilioni di dollari di giro d'affari ma, in tempi recenti, il boom di richieste di riscatto da fondi di sviluppo degli operatori di private equity da parte degli investitori retail negli Stati Uniti ha infiammato le preoccupazioni sull'asset class.

Rolando Rodrigues, analista delle Istituzioni Finanziarie di Scope Ratings, segnala che l'esposizione delle banche europee al settore si aggira sui 400 miliardi di dollari. "Sebbene diverse banche europee, tra cui Deutsche Bank e Barclays, abbiano offerto commenti cauti ma rassicuranti, il malcontento rimane elevato, poiché il controllo sulle considerevoli esposizioni creditizie private delle banche continua a intensificarsi", sostiene l'esperto.

I segnali di tensione nel comparto in aumento, e le pressioni sulla liquidità rappresentano la manifestazione più evidente. D'altronde, la natura poco liquida dei portafogli di crediti mal si sposa con le clausole di riscatto offerte agli investitori da big del calibro di Kkr, BlackRock e Apollo. Il deterioramento delle condizioni del credito sta quindi rivelando debolezze strutturali che, in realtà, si sono accumulate durante un lungo periodo di rapida crescita e scarsa supervisione.

Per questo motivo "considerare casi come quelli di Tricolor e First Brands negli Stati Uniti o di Mfs nel Regno Unito come episodi isolati di frode rischia di oscurare un più ampio deterioramento della qualità del credito che si è manifestato nel settore del credito privato negli ultimi anni", spiega Rodrigues. Questi rischi sono amplificati dalla concentrazione settoriale alla dimensione tecnologica, in particolare ai mutuatari di software aziendale e SaaS, gran parte dei quali garantiti da prestiti erogati sulla base di ipotesi ottimistiche di crescita e margini, ora messe in discussione dalla rapida trasformazione guidata dall'intelligenza artificiale. "Sebbene l'esposizione a questi settori sia leggermente inferiore in Europa, rimane comunque rilevante e ugualmente vulnerabile alle svalutazioni del credito".

Alla luce di tutto questo la Banca centrale europea ha adottato iniziative per rafforzare il controllo sui rischi che, indirettamente, potrebbero interessare il settore regolamentato, chiedendo una maggiore quantità di dati alle banche in merito alla loro esposizione al settore. A preoccupare l'Eurotower sono ad esempio una minore liquidità dei fondi, valutazioni delle garanzie inferiori e un peggioramento delle performance dei mutuatari - tutti canali di trasmissione credibili attraverso i quali le tensioni sul credito privato potrebbero ripercuotersi sui bilanci delle banche e, in scenari avversi, sull'intero sistema finanziario.

Aleggia ancora lo spettro della crisi del 2008, anche se rispetto ad allora le banche europee "sono significativamente più robuste e i finanziamenti meno rischiosi". Inoltre, i prestiti delle banche al settore del credito privato sono prevalentemente garantiti e strutturati su scadenze a breve e medio termine, a seguito delle modifiche normative post-crisi che hanno reso meno attraenti le esposizioni a rischio più elevato dal punto di vista del capitale di rischio. "Nel complesso, questi fattori riducono la probabilità di una trasmissione diretta delle tensioni sul credito privato al rischio di solvibilità delle principali banche dell'UE".

Finora, prosegue l'analisi di Rodrigues, "le banche europee hanno fornito informazioni limitate sulle proprie partecipazioni nel credito privato, riducendo la visibilità del mercato su come un aumento delle tensioni nel settore potrebbe tradursi in una minore qualità degli attivi, minori utili o maggiori costi di finanziamento. Sebbene, sulla base delle informazioni attuali, non si riscontrino esposizioni che giustifichino un declassamento del rating, la mancanza di informazioni dettagliate suggerisce che i rischi per le banche potrebbero essere superiori alle previsioni. Prevediamo che la disponibilità e la qualità delle informazioni miglioreranno con la pubblicazione dei risultati del primo trimestre 2026".

Deutsche Bank ha segnalato un'esposizione di circa 26 miliardi di euro alla fine del 2025, pari all'1,8% del totale degli attivi, con il management che ha indicato come circa il 90% del portafoglio fosse costituito da titoli investment grade e supportato da clausole di rapporto prestito/valore (loan-to-value). Barclays, dal canto suo, ha segnalato un'esposizione significativa, stimata in 20 miliardi di sterline, pari all'1,3% del totale degli attivi. Il management ha però sottolineato il basso profilo di rischio del portafoglio, evidenziando la sua composizione prevalentemente caratterizzata da prestiti senior garantiti e un rapporto medio prestito/valore inferiore al 60%.

bon

andrea.bonfiglio@mfnewswires.it


MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)

1618:18 apr 2026