09:27 | 07 Jan 2026

FOCUS: Venezuela, Usa hanno inviato segnale forte a Cina (Unicredit)

MILANO (MF-NW)--L’operazione degli Stati Uniti in Venezuela riguarda fondamentalmente il controllo delle risorse naturali e l’invio di un avvertimento ai regimi che cercano di minare l’egemonia statunitense in più settori, affermano gli strategist di Unicredit.

La decisione del presidente Usa, Donald Trump, di attribuire poteri al vicepresidente Delcy Rodríguez anziché al leader dell’opposizione e premio Nobel, María Corina Machado, suggerisce che la democratizzazione non è l’obiettivo principale (e, in questo senso, l’operazione non costituisce un puro cambio di regime). Non è neanche l’assoggettamento diretto l’obiettivo, puntualizzano gli esperti. Gli Stati Uniti sembrano piuttosto intenzionati a cooptare l’élite locale, per quanto corrotta, e a gestire il Paese a distanza.

Poiché la Cina era il principale acquirente del petrolio venezuelano di contrabbando ed è il principale creditore di Caracas, la mossa, sottolineano da Unicredit, è chiaramente volta a inviare un segnale forte a Pechino, che ha ambiziosi piani in Sud America, in particolare nei Paesi ricchi di risorse come il Perù. Nel 2023, Cina e Venezuela hanno formalizzato una "partnership strategica a prova di qualsiasi clima”. Pechino ha inoltre utilizzato il commercio petrolifero con Caracas per espandere la presenza internazionale dello yuan, indebolendo l’efficacia delle sanzioni statunitensi. La rimozione di Nicolas Maduro serve quindi anche da avvertimento ad altri leader autoritari a esercitare cautela nel rafforzare legami diplomatici ed economici con la Cina a scapito degli Stati Uniti.

Più in generale, proseguono gli strategist, la nuova Dottrina Monroe contribuisce alla frammentazione del sistema internazionale in blocchi concorrenti. Il rinnovato focus americano sull’emisfero occidentale probabilmente sposterà l’attenzione della Cina dal Sud America verso il suo cortile strategico, la regione indo-pacifica. Questo non implica che Taiwan sia sotto minaccia immediata, dato il forte interesse economico e strategico degli Stati Uniti per l’industria dei semiconduttori taiwanese. Allo stesso tempo, la rivalità Usa-Cina è così intensa in più settori che Washington difficilmente concederà a Pechino un “liberi tutti” per aumentare la propria influenza nell’Indo-Pacifico, aumentando così la probabilità di possibili incidenti.

In tutto ciò, fanno notare da Unicredit, "l’Europa si trova tra i due fuochi, priva di un approccio chiaro per reagire al cambiamento di paradigma attuale, che richiederebbe una politica estera e di difesa unitaria. Se il mondo si dividerà, la domanda se la Russia potrà godere di maggiore margine di manovra in Europa diventa particolarmente significativa".

Nel frattempo, i mercati finanziari, ancora trainati dal boom dell’Intelligenza Artificiale, trattano la rimozione di Maduro come semplice rumore geopolitico e sembrano sottovalutare la profondità della trasformazione sistemica in corso, che aumenta incertezza e imprevedibilità. A condizione che gli Stati Uniti non intervengano direttamente in Venezuela con truppe, il rischio geopolitico probabilmente sarà oscurato dalla storia dell’AI.

Per quanto riguarda i prezzi del Brent, gli strategist di Unicredit si aspettano che rimangano intorno ai 60 dollari al barile per tutto il 2026, con il petrolio venezuelano che gioca un ruolo trascurabile, dato che il mercato globale rimane ben rifornito.

alb

alberto.chimenti@mfnewswires.it


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