12:41 | 13 Jan 2026

FOCUS: Unicredit corteggia Delfin per Mps/Generali, rischi e opportunità (AlphaValue)

MILANO (MF-NW)--Secondo Reuters, l'amministratore delegato di Unicredit, Andrea Orcel, ha discusso la possibilità di acquistare la quota del 17% di B.Mps e il 10% di Generali in mano a Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio. Se i rumor fossero veri, rappresenterebbero secondo gli analisti di AlphaValue un'importante svolta strategica all'inizio del 2026.

Gli analisti offrono quindi una possibile interpretazione di questa "partita a scacchi" tutta italiana: un importante cambio di rotta per Orcel, storicamente riluttante nel 2021 ad acquistare il Montepaschi, probabilmente facilitato anche dall'opposizione del governo italiano all'operazione su Banco Bpm, abbandonata lo scorso luglio.

Il riavvicinamento con Delfin sarebbe il fulcro di una strategia focalizzata sul nodo dell'uscita del Mef dal capitale di B.Mps. Vietando l'acquisizione del Banco (considerata un'operazione di "convenienza"), Roma secondo AlphaValue avrebbe condotto Orcel ad assumere le vesti di architetto di un polo finanziario sovrano, consentendo a Unicredit di avanzare su due fronti contemporaneamente: stabilizzare la struttura azionaria del Montepaschi e impedire la creazione di un terzo polo concorrente (potenzialmente coinvolgente Banco Bpm) e consolidare la posizione in Generali, leader dell'assicurazione e della gestione patrimoniale, consolidando così i canali di distribuzione dei prodotti finanziari e assicurandosi una fonte stabile di ricavi da commissioni.

L'operazione, in altre parole, potrebbe essere paragonata secondo gli analisti a un compromesso storico. Da un lato c'è il governo, che accetta l'espansione di Unicredit a condizione che funga da "scudo italiano" diventando il nuovo guardiano di Mps e di Generali, sotto l'occhio vigile di azionisti storici come Delfin e Caltagirone.

I rischi individuati da AlphaValue sono innanzitutto a livello di potenziali conflitti di governance tra la visione di mercato di Orcel e gli imperativi politici di Roma, ma anche a livello della diluizione della strategia di crescita europea di Unicredit a favore di un'ancora puramente nazionale. D'altro canto, l'operazione offre anche opportunità come la creazione di un campione nazionale integrato (settore bancario/assicurativo/gestione patrimoniale) in grado di competere con i colossi francesi e tedeschi, stabilizzando nel contempo in modo duraturo il sistema bancario italiano.

Sullo sfondo rimane Commerzbank, di cui Unicredit al momento possiede il 29,9%. In questa fase, gli analisti ritengono che la strategia di Unicredit possa comportare una pausa piuttosto che un abbandono totale dell'operazione. Orcel ha già dichiarato di voler rinviare la decisione su una potenziale offerta pubblica di acquisto per Commerzbank fino alla fine dell'anno o addirittura al 2027, alla luce dalla resistenza di Berlino. L'ostilità del governo tedesco e del management di Commerzbank rende una fusione ostile troppo costosa dal punto di vista politico durante un periodo di transizione del bilancio europeo. Attendere permette inoltre a Orcel di osservare la resilienza del modello di Commerzbank con l'allentamento dei tassi di interesse prima di impegnarsi ulteriormente.

D'altro canto, il "pivot italiano" potrebbe rivelarsi una preziosa leva negoziale: rivolgendosi a Mps e Generali, Unicredit segnala a Berlino di non essere "ostaggio" del caso tedesco e di avere proficue opportunità di crescita interna se l'operazione con Commerzbank non si concretizza.

In questo contesto, la sfida principale per Unicredit rimane la capacità esecutiva: gestire contemporaneamente l'integrazione di B.Mps (che a sua volta sta integrando Mediobanca), una partecipazione strategica in Generali e una posizione di maggiore azionista di Commerzbank porrebbe l'istituto di Gae Aulenti sotto una maggiore supervisione della Bce a causa del rischio di complessità sistemica.

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