MILANO (MF-NW)--Il cambiamento nella strategia di politica estera adottato dal presidente Trump ha inaugurato una nuova fase della rivalità tra Stati Uniti e Cina. Sebbene la reazione di Pechino alle mosse statunitensi sia stata finora contenuta, il Paese potrebbe risentire negativamente delle tensioni. Per i mercati, "questo spostamento geopolitico anti-Cina implica un aumento del premio per il rischio, con benefici per i settori difesa ed energia, mentre i comparti più esposti al commercio risultano più vulnerabili alla volatilità in un contesto di crescente frammentazione", commentano gli esperti di Unicredit.
MOSSE POLITICA ESTERA USA INVIANO SEGNALI A PECHINO
Il secondo mandato di Trump ha aperto una nuova fase nella rivalità tra Stati Uniti e Cina. "Mentre la fase Trump 1.0 e successivamente l’amministrazione Biden si sono concentrate sul rallentare l’ascesa economica della Cina, Trump 2.0 persegue un obiettivo più ambizioso: ridurre la proiezione geopolitica di Pechino limitandone l’influenza, indebolendo le sue alleanze e restringendone l’accesso alle regioni chiave", spiegano gli esperti. In questo contesto, è possibile leggere con più chiarezza le recenti mosse di politica estera degli Usa. Il rapimento di Nicolás Maduro è stato pensato per segnalare a Pechino che Washington sta riaffermando la propria presenza nel proprio "cortile di casa", l’America Latina. Le ambizioni territoriali sulla Groenlandia indicano, invece, che gli Stati Uniti non intendono consentire alla Cina di ottenere un punto d'appoggio nella regione artica. Infine, "la guerra contro l’Iran riflette il tentativo della Casa Bianca di riconquistare il Medio Oriente, una regione che si era progressivamente avvicinata alla Cina dopo il pivot to Asia dell’ex presidente Barack Obama", proseguono gli analisti.
PECHINO CERCA DI EVITARE COINVOLGIMENTO CON SUD GLOBALE
Finora, la risposta della Cina è stata contenuta per diverse ragioni. In primo luogo, Pechino è stata probabilmente colta di sorpresa dalla rapidità del cambiamento della politica americana. In secondo luogo, "i Paesi finora presi di mira dagli Stati Uniti (Venezuela e Iran) non rappresentano priorità di primo livello per il presidente Xi Jinping. Nel caso specifico dell’Iran, gli interessi di lungo periodo della Cina con le monarchie del Golfo, come Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, sono economicamente molto più rilevanti", continuano gli esperti. Infine, la Cina ha sempre evitato di esporsi come garante della sicurezza per il Sud globale, in gran parte per non essere trascinata in conflitti costosi, una lezione appresa dalle guerre statunitensi in Iraq e Afghanistan. Tuttavia, "il ruolo della Cina nel favorire un cessate il fuoco tra Washington e Teheran è ben documentato", dichiarano gli analisti.
SPOSTAMENTO ANTI-CINA AUMENTA PREMIO AL RISCHIO
"Resta da vedere se la Cina riuscirà a mantenere questa postura prudente mentre il contesto globale evolve. La sua economia sta perdendo slancio. L’esposizione alle importazioni di petrolio da Iran e Venezuela è significativa", dichiarano gli esperti. L’ultimo piano pluriennale ha ridotto l’obiettivo di crescita del Pil a un intervallo tra il 4,5% e il 5%. "Sebbene la strategia punti a spingere la frontiera tecnologica, fa poco per rilanciare la domanda interna. Ciò implica che la dipendenza dalle esportazioni resta cruciale. Tuttavia, i partner commerciali stanno reagendo all’eccesso di capacità produttiva cinese, come dimostra la strategia europea Made in Europe", spiegano gli analisti. Per i mercati, "lo spostamento geopolitico anti-Cina implica un aumento del premio per il rischio, con benefici per i settori difesa ed energia, mentre i comparti più esposti al commercio risultano più vulnerabili", concludono gi esperti.
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MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
2219:55 apr 2026