MILANO (MF-NW)--"La caduta di Maduro ad opera degli Stati Uniti e i seguenti commenti di Trump circa altri potenziali target creano preoccupazioni per l'aumento delle tensioni geopolitiche in questo inizio del 2026", commenta Mauro Ratto, Co-Founder e Co-Chief Investment Officer di Plenisfer Investments Sgr.
STATI UNITI PUNTANO A CONTROLLARE PETROLIO E TERRITORIO VENEZUELANO
Nonostante le dichiarazioni dell'amministrazione Trump,"far ripartire" il Venezuela si prospetta come un'operazione molto complessa. Dopo oltre un decennio di mancati investimenti, la produzione non potrà essere rilanciata rapidamente, considerando che una quota rilevante della forza lavoro specializzata del settore petrolifero si trova al di fuori del Paese. Inoltre, gli Stati Uniti hanno scelto di gestire la transizione venezuelana mentendo al potere il partito chavista. Tuttavia, questa decisione scontenta la maggioranza della popolazione, che sostiene l'opposizione e sperava di portare alla presidenza Edmundo González o di candidare María Corina Machado in nuove elezioni. "La logica di questa operazione è molto semplice: il petrolio e il controllo di un territorio strategico in una regione considerata dagli Stati Uniti come la propria area di influenza strategica naturale, spesso definita in termini colloquiali come il loro cortile di casa", prosegue l'esperto. Il prossimo passo potrebbe essere Cuba, con avvertimenti chiari già inviati a Messico e Brasile. In Colombia, invece, con le elezioni presidenziali previste tra pochi mesi, alle quali Gustavo Petro non potrà ricandidarsi, un intervento diretto appare improbabile.
GESTIRE RISTRUTTURAZIONE DEBITO NON SARÀ PROCESSO ORDINATO
"In positivo, questo è favorevole alla nostra esposizione ai titoli distressed di Pdvsa, la società petrolifera di stato, mentre le aspettative di un'ulteriore ripresa dei corsi obbligazionari si basano sul rilancio della produzione petrolifera e sul raggiungimento di livelli significativamente superiori a quelli attuali", commenta Ratto. Dopo il 2013, l'economia venezuelana si è contratta in modo rilevante a causa del calo della produzione del petrolio: oggi la produzione è intorno a 1 milione di barili al giorno contro circa 3 milioni di barili al giorno nel picco pre-crisi. In ogni caso, spiega l'esperto, "il debito in questione dovrà essere ristrutturato. A questo scopo, occorre considerare lo stock totale del debito, inclusi gli interessi arretrati, e tenere conto dei prestiti bilaterali garantiti dal petrolio concessi da Cina e Russia. Secondo le nostre stime, lo stock attuale di debito, dovrebbe collocarsi tra 190 e 200 miliardi di dollari. Nell'ipotesi non così remota che i prestiti garantiti dal petrolio vengano contestati, la struttura attuale dei diritti riferibili ai creditori diventerà più confusa e conflittuale". Riassumendo, gestire una ristrutturazione ordinata del debito estero venezuelano non sarà un processo semplice. Per questa ragione, "il nostro recovery price aggiornato per i titoli obbligazionari di Pdvsa è ora nell'intorno dei 35 centesimi (rispetto ai 25 centesimi previsti a inizio 2025)".
ESPORTAZIONI VERSO LA CINA SARANNO LIMITATE NELLE QUANTITÀ
Inoltre, il Venezuela produce prevalentemente petrolio pesante. "Diverse tipologie di greggio generano proporzioni diverse di prodotti raffinati (benzina, diesel, carburante per aerei, ecc.), e il petrolio pesante è importante per la produzione di diesel e jet fuel", puntualizza l'esperto. Negli ultimi anni, le esportazioni di greggio si sono spostate in modo marcato verso la Cina, che ha beneficiato di prezzi fortemente scontati. Le prime dichiarazioni di Trump suggeriscono che le esportazioni verso il gigante asiatico saranno consentite, ma limitate nella quantità, aggiungendo un'ulteriore criticità alla relazione tra le due potenze.
SITUAZIONE RISCHIOSA ANCHE PER STABILITÀ DOLLARO E ECONOMIA USA
"Oltre alle tensioni che questo creerà nei mercati dell'America Latina, la situazione è rischiosa anche per il dollaro e per l'economia statunitense", continua Ratto, "questa dinamica rafforza la percezione degli Stati Uniti come un attore fortemente nazionalista nella gestione delle relazioni internazionali. Il percorso di crescita superiore del Pil reale statunitense si basa su un sostegno esterno costante ai deficit fiscale e commerciale". Questo episodio, conclude l'esperto, "potrebbe intaccare lo status privilegiato riconosciuto al dollaro e, in ultima analisi, la sovraperformance relativa dell'economia statunitense, un'ipotesi remota, ma non più impossibile. Un ulteriore incentivo a diversificare il portafoglio rispetto agli asset finanziari statunitensi".
cba
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0715:18 gen 2026