MILANO (MF-NW)--All'inizio del 2026, il contesto geopolitico è tornato al centro dell'attenzione a seguito dell'azione intrapresa dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che ha portato alla rimozione del presidente venezuelano Nicolas Maduro. La cattura non è stata una sorpresa ed era stata anticipata dal mercato obbligazionario. Infatti, "la presenza militare statunitense nei Caraibi si è rafforzata da agosto, dopo che il presidente Trump ha autorizzato il dispiegamento di navi da guerra per contrastare i cosiddetti narcoterroristi. Le azioni militari si sono intensificate a settembre e a metà dicembre con l'attacco e l'affondamento di una nave e l'intercettazione di petroliere e negli ultimi mesi la retorica degli Stati Uniti nei confronti del governo venezuelano è diventata più ostile, con il valore di recupero delle obbligazioni venezuelane in default che è salito da circa 20 centesimi di dollaro a metà del 2025 a circa 30 centesimi alla fine del 2025, per poi superare i 40 centesimi dopo la cattura", commenta Mali Chivakul, Emerging Markets Economist di J. Safra Sarasin.
AUMENTO PRODUZIONE PETROLIO RICHIEDE TEMPO E POTREBBE SPINGERE AL RIBASSO PREZZI
L'azione dell'amministrazione Trump si allinea con la nuova National Security Strategy, che sottolinea l'importanza di "rafforzare ed espandere" la sfera di influenza degli Stati Uniti nella regione. "La cattura di Maduro ha inviato un chiaro messaggio", prosegue l'esperto, "gli Stati Uniti sono tornati a sostenere e a esercitare la propria influenza nell'emisfero occidentale, la loro regione di riferimento, come in passato. È noto che gli Stati Uniti hanno sostenuto molti regimi diversi in America Latina sin dai tempi della Guerra Fredda. Le loro azioni hanno comportato il sostegno a numerosi colpi di Stato. Nel 1989 hanno invaso Panama per catturare il suo leader, Manuel Noriega, portando ad un cambio di regime". Tuttavia, mentre in passato l'intervento degli Stati Uniti in America Latina era più ideologico, oggi le motivazioni sono prettamente economiche: gli Stati Uniti, infatti, sono preoccupati dell'influenza della Cina sulla regione. In questo contesto, il Venezuela si configura come un territorio strategico in quanto, nonostante il calo della produzione dovuto a decenni di mancati investimenti, possiede le più ampie riserve petrolifere accertate al mondo. Il Paese dispone inoltre di ricchi giacimenti minerari, tra cui oro e terre rare. "L'aumento della produzione petrolifera richiederà tempo e nuovi investimenti, ma dovrebbe esercitare una pressione al ribasso sul prezzo del petrolio nel medio termine", dichiara Chivakul.
STATI UNITI PROVERANNO AD ALLONTANARE INVESTIMENTI STRANIERI DA AMERCIA LATINA
Per quanto riguarda le implicazioni che queste azioni avranno sui mercati emergenti, "la popolazione dei paesi confinanti probabilmente vedrà di buon occhio un cambio di regime in Venezuela, anche se permangono molte incertezze. L'aumento dei tassi di criminalità è stata la principale preoccupazione tra gli elettori dell'America Latina. La violenza delle gang è stata fortemente associata all'emigrazione dal Venezuela. La cattura ha inviato un chiaro segnale di sostegno alle fazioni politiche di destra della regione, che hanno espresso apertamente la volontà di tenere sotto controllo la criminalità e la violenza", spiega l'esperto. Inoltre, è probabile che l'amministrazione Trump sosterrà direttamente candidati a lui affini nelle prossime elezioni in Colombia, Perù e Brasile. "Le perdite degli investimenti cinesi in Venezuela non sono la preoccupazione principale. Anche se le banche politiche cinesi e altri creditori statali rischiano di subire maggiori perdite se gli Stati Uniti prendono il controllo dei proventi petroliferi e li indirizzano verso i creditori statunitensi, la Cina ha ridotto la sua esposizione nei confronti del Venezuela, che aveva raggiunto il picco all'inizio degli anni 2010", spiega l'esperto. Il punto chiave sarà monitorare gli investimenti cinesi in infrastrutture e risorse negli altri paesi dell'America Latina. "Prevediamo una maggiore pressione da parte degli Stati Uniti per allontanare gli investimenti cinesi in infrastrutture strategiche (come il porto di Chancay in Perù) e risorse critiche (miniere)", conclude Chivakul, "un buon esempio è il recente avvicinamento della Bolivia agli Stati Uniti dopo le elezioni presidenziali di ottobre, che ha portato il Paese a riconsiderare i contratti per l'estrazione del litio firmati con la Cina".
cba
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0813:57 gen 2026