MILANO (MF-NW)--L'oro e, più in generale, i metalli preziosi sono stati sotto i riflettori per diversi giorni a causa degli eccezionali movimenti di prezzo osservati. L'oro ha registrato un aumento del 25% da fine 2025 al 28 gennaio, seguito da un calo di oltre il 13%. La situazione dell'argento è ancora peggiore, avendo perso un terzo del suo valore dopo essere cresciuto di oltre il 60%. Questi movimenti possono essere interpretati come il riflesso di una marcata componente speculativa sui metalli preziosi. Resta tuttavia da valutare se tali dinamiche anticipino ulteriori correzioni dei prezzi, commentano François Rimeu e Charlotte Peuron di Crédit Mutuel Am.
AUMENTO PREZZI CAUSATO DA POLITICHE FISCALI ESPANISVE
"Riteniamo che l'aumento dell'oro (e, in misura minore, dell'argento) sia dovuto a diversi fattori, alcuni più importanti di altri", proseguono gli esperti, "il fattore principale sembrano essere le politiche fiscali espansive introdotte durante la pandemia e la guerra tra Russia e Ucraina. Queste misure, inizialmente accompagnate da politiche monetarie accomodanti, hanno generato inflazione che deve ancora tornare del tutto entro gli obiettivi fissati dalle banche centrali e che, di conseguenza, produrrà un calo del valore delle valute". L’oro, configurandosi come una valuta caratterizzata da un’offerta strutturalmente inelastica, ha tratto beneficio da tali politiche. "Non è soltanto l'oro che si sta apprezzando, sono anche le valute principali (dollaro, euro…) che si stanno simultaneamente deprezzando. È un fenomeno che dovrebbe esaurirsi a breve? Considerando il deficit di bilancio francese, il piano di stimoli tedesco, il desiderio di un nuovo stimolo economico in Giappone e, naturalmente, le politiche dell'amministrazione Trump, questo ci sembra improbabile", dichiarano Rimeu e Peuron.
TENSIONI GEOPOLITICHE SPINGONO BANCHE CENTRALI VERSO ASSET SICURI
Inoltre, l'attuale instabilità geopolitica agisce come fattore di sostegno al prezzo. Nel mese di gennaio, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha espresso minacce più o meno esplicite nei confronti di Groenlandia, Venezuela, Canada e Iran, mentre rimangono rischi su Taiwan, le elezioni di metà mandato e, ovviamente, la Russia. "Queste diverse cause stanno generando flussi da parte delle banche centrali principali nell'ambito della diversificazione delle loro riserve valutarie. Non si tratta di un sell-off massivo del dollaro quanto piuttosto di acquisti graduali che si spostano verso altri asset di riserva. L'oro è il candidato più ovvio", spiegano gli esperti. "Un ultimo elemento che vale la pena sottolineare riguarda i metalli industriali come il rame, il cui deficit di offerta attuale sta avendo un impatto su certi metalli usati per la transizione ecologica e digitale. Si prevede che nei prossimi anni questo squilibrio si aggravi a causa dei lunghi tempi di esecuzione necessari allo sviluppo di nuovi progetti di estrazione", puntualizzano Rimeu e Peuron. In questo contesto, i fattori che hanno sostenuto il mercato negli ultimi tre anni restano invariati e la correzione recente potrebbe avere come effetto solo quello di eliminare gli investimenti maggiormente speculativi.
SOCIETÀ MINERARIE BENEFICIANO DELL'AUMENTO DEI PREZZI
Nel 2025, l'oro è salito di oltre il 65%. Nel corso dello stesso periodo, il settore dei metalli preziosi ha registrato un rialzo del 155%. "Lo slancio rialzista dell'asset sottostante, unito a una gestione disciplinata da parte degli operatori, che ora registrano robusti flussi di cassa liberi e un miglioramento dei ritorni per gli azionisti, sta ancora una volta attirando l'interesse degli investitori. L'asset class è un complemento strategico all'oro fisico", spiegano gli esperti. Guardando al futuro, nonostante la volatilità, lo scenario resta positivo. "Stimiamo infatti un costo medio di mantenimento complessivo delle aziende che deteniamo in portafoglio nell'intervallo 1.700-1.800 dollari l'oncia, in cui l'aumento è dovuto principalmente ai pagamenti di royalty più elevate (come percentuale del prezzo di vendita dell'oro)", commentano Rimeu e Peuron. "Le nostre ipotesi sul prezzo medio dell'oro per il 2026 restano immutate: prevediamo nuovi massimi storici per l'oro e un prezzo medio intorno ai 4.500 dollari l'oncia (rispetto ai 3.441 dollari del 2025)", dichiarano gli esperti. I margini delle società minerarie aurifere restano in espansione. Questo consentirà alle aziende di aumentare le spese in conto capitale, senza compromettere la remunerazione degli azionisti né indebolire la solidità patrimoniale. "Ciò rappresenta un circolo virtuoso di crescita degli utili. Le valutazioni attuali restano ragionevoli considerando la crescita degli utili attesa per quest'anno", concludono Rimeu e Peuron.
cba
MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
1013:05 feb 2026