11:39 | 20 feb 2026

FOCUS: Europa; riparte ciclo di crescita, prospettive interessanti per azionario (Carmignac)

MILANO (MF-NW)--L'area euro sta mostrando segnali di ripartenza del ciclo economico, sostenuta dalle misure fiscali espansive della Germania. In questo contesto, i mercati azionari sono tornati a registrare una crescita degli utili, con alcuni segmenti che presentano valutazioni particolarmente attraenti. Sul fronte obbligazionario, i titoli a breve termine risultano particolarmente interessanti, mentre la sovraperformance rispetto ai Treasury rafforza l'attrattività relativa dei titoli europei, commenta Kevin Thozet, membro del Comitato Investimenti di Carmignac.

FATTORI CICLICI E STRUTTURALI SOSTENGONO RIPRESA

In Europa, il processo disinflazionistico sta rallentando, il mercato del lavoro resta solido e la politica fiscale assume un orientamento espansivo. In questo contesto è probabile che la Banca Centrale Europea mantenga i tassi invariati nel breve termine. "Per dare un riscontro numerico a questa lettura, stimiamo una crescita del PIL dell'Eurozona pari all'1,3%, superiore sia al consensus sia al potenziale, con un graduale allineamento alle dinamiche del resto del mondo. L'inflazione dovrebbe attestarsi tra l'1,7% e l'1,8%, lasciando alla Bce margini di intervento qualora la crescita dovesse indebolirsi o i mercati entrassero in una fase di avversione al rischio", spiega l'esperto. Oltre alle prospettive cicliche, l'Europa può rafforzare la propria crescita attraverso riforme strutturali: ridurre il divario nei costi energetici rispetto agli Stati Uniti (60-90% in più secondo Mario Draghi) con una politica energetica più integrata; utilizzare in modo strategico gli appalti pubblici (15% del Pil Ue) per sostenere innovazione e filiere industriali; completare il Mercato Unico abbattendo le barriere ancora presenti in servizi, lavoro e capitali; introdurre il "28* regime" per semplificare l'attività transfrontaliera delle imprese; e rafforzare Unione Bancaria e dei capitali.

AZIONARIO, INCREMENTO EPS STIMATO AL 12% IN 2026 E 2027

Dopo anni in cui le performance sono state trainate soprattutto dall'espansione delle valutazioni, le azioni europee sono state frenate da ripetute delusioni sugli utili. Oggi, però, lo scenario sta cambiando: per la prima volta in tre anni il consensus prevede un ritorno alla crescita, con un incremento degli Eps stimato intorno al 12% sia nel 2026 sia nel 2027. Nonostante questo miglioramento, l’Europa continua a trattare a sconto rispetto agli Stati Uniti: oltre il 30% a livello di indici e circa il 18% al netto delle differenze settoriali. Al contempo, le rinnovate incertezze negli Stati Uniti circa l’indipendenza delle istituzioni e il rispetto dello Stato di diritto hanno sostenuto l’euro e favorito flussi verso il Vecchio Continente. L’impatto potenziale è significativo: un deflusso dell’1% dal mercato statunitense verso l’Europa equivarrebbe a circa il 4% della capitalizzazione complessiva del mercato europeo.

GERMANIA, SPAGNA E REGNO UNITO SI DISTINGUONO POSITIVAMENTE

A livello regionale, "la Germania offre opportunità interessanti, in particolare attraverso l'indice Mdax, che riunisce società tedesche di media capitalizzazione maggiormente orientate al mercato domestico e ancora scambiate a valutazioni attraenti. Questo segmento potrebbe beneficiare in misura significativa dell'aumento degli investimenti pubblici e della ripresa dell'attività interna", continua Thozet. Inoltre, la Spagna continua a distinguersi positivamente per crescita del Pil e posizione fiscale. Infine, si distingue anche il Regno Unito. "Il FTSE 100 rimane a valutazioni contenute, con un profilo difensivo grazie all'esposizione a sanità e beni di consumo di base e un rendimento da dividendi intorno al 3%. L'elevata esposizione alle materie prime offre inoltre una copertura naturale in uno scenario di rialzo dei prezzi delle risorse. I graduali tagli dei tassi da parte della Bank of England dovrebbero sostenere la domanda interna, mentre una sterlina più debole potrebbe tradursi in un ulteriore supporto agli utili, rafforzando la crescita dell'Eps", commenta l'esperto.

BANCHE, UTILITY E INDUSTRIA TRAINANO ESPANSIONE

Dal punto di vista settoriale, banche, utility e alcuni comparti industriali si collocano al centro della fase di espansione dell'economia europea. In un'ottica di selezione dei titoli di lungo periodo, "dopo il 2025 si è aperta una finestra di opportunità, poiché i cosiddetti leader di qualità hanno registrato una forte sottoperformance con l'intensificarsi della rotazione dei fattori. L'indice Msci Europe Quality ha infatti sottoperformato l'Msci Europe di circa il 10% e l'MSCI Europe Value di circa il 20%", dettaglia Thozet. Gruppi come L'Oréal e Hermès, nel segmento del consumo di fascia alta, scambiano su livelli relativi vicini ai minimi del 2020-2022, pur mantenendo prospettive di crescita intatte. Anche l'Europa ha risentito dei timori relativi alle valutazioni del comparto AI. In questo contesto, società come Euronext (Paesi Bassi, infrastrutture di mercato), SAP (Germania, software) e RELX (Regno Unito, informazione e analisi dei dati) risultano acquistabili a valutazioni interessanti, dichiara l'esperto.

OBBLIGAZIONI EUROPEE SOVRAPERFORMANO TREASURY USA

Il contesto dell'obbligazionario europeo resta complessivamente positivo. L'inflazione dovrebbe restare sotto il target, mentre i tassi di policy, attualmente al 2%, si collocano grosso modo al centro dell'intervallo neutrale stimato dalla Bce, lasciando margine di intervento. In questo contesto, "le obbligazioni in euro a breve scadenza appaiono particolarmente interessanti. Offrono una combinazione di carry moderato e asimmetria favorevole, con un rischio di ribasso limitato in caso di tassi invariati e un potenziale significativo al rialzo qualora la Bce fosse costretta a intervenire in una fase in cui i mercati prezzano quasi nessun taglio", spiega Thozet. Questa visione appare rafforzata dalla sovraperformance dei tassi europei rispetto ai Treasury nel corso del 2025.

CREDITO, APPROCCIO COSTRUTTIVO MA NECESSARIA SELETTIVITÀ

Passando al credito, "questa asset class ha beneficiato per diversi anni di una compressione degli spread, sostenuta da fattori tecnici favorevoli: il calo delle aspettative sui tassi a breve ha spinto gli investitori verso strumenti a maggiore rendimento, mentre l'offerta è rimasta contenuta, con il mercato europeo dell'high yield in contrazione del 16% negli ultimi quattro anni (da 480 a 394 miliardi di euro). A ciò si è aggiunto un miglioramento dei fondamentali, grazie al rafforzamento dei bilanci aziendali", prosegue l'esperto. La prossima fase potrebbe presentare caratteristiche differenti. Le emissioni dovrebbero aumentare, trainate dalle esigenze di finanziamento legate alle operazioni di M&A e agli elevati investimenti in conto capitale, mentre i tassi della Bce sono destinati a rimanere stabili. Di conseguenza, il 2026 potrebbe essere caratterizzato da una maggiore dispersione e polarizzazione all'interno dei mercati del credito. In questo scenario, "gli investitori selettivi nel credito vengono adeguatamente remunerati per l'attesa, e l'approccio resta costruttivo, ma non compiacente", conclude l'esperto.

cba


MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)

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