MILANO (MF-NW)--Il Decreto Bollette era nell'aria da giorni, le bozze circolavano, i prezzi forward dell'elettricità italiana avevano già perso quasi il 15% in febbraio, eppure, quando il decreto è diventato ufficiale, il mercato ha comunque sentito il bisogno di vendere, afferma Gabriel Debach, market analyst di eToro.
Secondo l'analista, è come se il mercato avesse avuto bisogno di un passaggio formale: "finché il rischio resta nelle bozze, nelle indiscrezioni, nei corridoi, è gestibile. Quando diventa atto pubblico, nero su bianco, cambia di stato. Non perché sia nuovo, ma perché è ufficiale. E solo ciò che è ufficiale può essere scontato fino in fondo", spiega. Il mercato "ha reagito a un modello di business che cambia in modo strutturale".
Dietro la vendita, tuttavia, non c'era panico. C'era lettura, spiega l'esperto. "Il decreto si articola su tre assi, e il mercato li ha pesati in modo molto diverso. Il primo è la sovrattassa Irap del 2% per il biennio 2026-2027. È un costo definito, temporaneo, modellizzabile. Fastidioso, ma quantificabile. Il secondo è la riduzione dello spread Psv-TTF, con interventi sui costi di trasporto. Impatto contenuto, già in parte atteso. Il terzo è il vero punto di frizione: il disaccoppiamento dei costi Ets dal prezzo wholesale. L'idea è rimborsare alle centrali a gas il costo dei permessi di emissione. Poiché il gas è price setter nel mercato italiano, togliere il costo della CO2 significa abbassare il Pun di 25-30 euro per MWh, con quote intorno ai 70 euro per tonnellata".
C'è poi il profilo giuridico. "Un meccanismo di compensazione selettiva ha elevate probabilità di essere qualificato come aiuto di Stato. Serve l'approvazione della Commissione europea. Ma i mercati non aspettano Bruxelles. Il punto centrale è che il Governo non ha inventato il problema. Lo ha ereditato, e si è trovato a gestirlo con meno margine di quanto non avesse nel 2022".
Nel secondo trimestre 2021una famiglia tipo pagava 20,83 c€/kWh, circa 562 euro l'anno (2.700 kWh annui circa). Era il punto di riferimento mentale. Poi è arrivato il picco della crisi energetica, con dicembre 2022 a 66,01 c€/kWh. Oggi la tariffa per i vulnerabili nel primo trimestre 2026 è 27,97 c€/kWh. A parità di consumo, significa circa 755 euro l'anno. Non siamo tornati alla normalità. Ci siamo stabilizzati su un nuovo livello più alto, circa +34% rispetto al 2021. È una differenza strutturale, non ciclica. La maggioranza delle famiglie è però nel mercato libero, e lì il prezzo finale parte dal Pun. Il mercato all'ingrosso non è mai tornato ai livelli pre-crisi. A questo si aggiunge il ripristino degli oneri generali di sistema, azzerati in emergenza e poi reintrodotti.
La lettura più immediata è che il Governo abbia penalizzato le utility, cambiando le regole. La lettura più interessante è un'altra, conclude Debach. "Il mercato ha reso visibile un rischio regolatorio che esisteva già. Le bollette non sono mai davvero tornate ai livelli del 2021, e prima o poi qualcuno avrebbe dovuto intervenire sui meccanismi di formazione del prezzo. Un rischio non prezzato è il più pericoloso in portafoglio. Un rischio prezzato, anche se doloroso, diventa misurabile".
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2018:27 feb 2026