MILANO (MF-NW)--La Banca centrale turca è tornata ad adottare politiche monetarie ortodosse dopo le elezioni di maggio 2023. Tuttavia, le aspettative di inflazione restano ancorate su livelli elevati, intorno al 20-25%, segnalando la necessità di riforme strutturali credibili e incisive, commenta Polina Kurdyavko, Portfolio Manager, Head of Emerging Market Debt di Rbc BlueBay.
INFLAZIONE ATTESA TRA 20% E 25% ENTRO FINE 2026
Dopo un periodo di eterodossia monetaria iniziato nel 2018, la Banca centrale turca è tornata a politiche ortodosse in seguito alle elezioni del maggio 2023. L'Istituto ha avviato un ciclo di inasprimento monetario, con tassi di riferimento arrivati al 50% nel marzo 2024, nel tentativo di contrastare un'inflazione che aveva superato l'80%. "Con l'inflazione in calo, la Banca Centrale della Repubblica di Turchia ha adottato un orientamento più accomodante, portando i tassi al 37% nel gennaio di quest'anno, con l'aspettativa che l'inflazione scenda tra il 20% e il 25% entro la fine dell'anno. Parlando con i dirigenti delle principali banche del Paese è emerso un quadro chiaro: l'approccio ortodosso sta funzionando, ma ha un costo", spiega l'esperta.
CALO PREZZI SOSTIENE REDDITIVITÀ SETTORE BANCARIO
Da metà 2024 il settore bancario sta vivendo una rinascita della redditività, mentre i margini netti di interesse stanno toccando nuovi massimi. In questo contesto, il mercato prevede un ulteriore calo dell'inflazione nel corso dell'anno attorno al 20%, che dovrebbe sostenere ulteriormente la redditività del settore bancario. "Ogni riduzione di 100 punti base dell'inflazione si traduce in circa 15 punti base di pressione negativa sul margine di interesse. Tuttavia, i policymaker hanno mostrato una chiara intenzione di utilizzare strumenti macroprudenziali a complemento del toolkit di politica monetaria, data la limitata propensione a mantenere i tassi su livelli così elevati. Questo ha creato un delicato esercizio di equilibrio per le istituzioni finanziarie", prosegue Kurdyavko.
ALCUNE MISURE POTREBBERO ESERCITARE PRESSIONE SU BILANCI BANCHE
Tuttavia, alcune misure macroprudenziali potrebbero mettere sotto pressione i bilanci bancari e avere natura temporanea. Ad esempio, l'obbligo di mantenere i depositi in lira turca (Try) ad almeno il 60% della raccolta complessiva rischia di comprimere i margini. Inoltre, la disponibilità ad aumentare ulteriormente i tassi da questi livelli è piuttosto limitata. "Il costo umano è evidente: i crediti deteriorati (NPL) sono in aumento, con 4 milioni di individui in default su prestiti personali o debiti da carta di credito, a fronte di oneri per interessi che crescono molto più rapidamente dei salari. Sebbene le banche abbiano dimostrato abilità nel cedere i portafogli di Npl, la tolleranza pubblica e politica verso tassi più elevati è chiaramente bassa", dichiara l'esperta.
PAESE PREDILIGE CONSIDERAZIONI POLITCHE E ELETTORALI
Attualmente, il paese ritiene più rilevante la valorizzazione della propria posizione geopolitica rispetto al raggiungimento di specifici indicatori economici. "Il processo di pace con i curdi è cruciale per porre fine a un conflitto lungo 40 anni, offrendo una via per la stabilità in Turchia, Siria e Iraq, trasformando il PKK da gruppo armato ad attore politico. La capacità della Turchia di proiettare stabilità e al contempo fungere da corridoio energetico affidabile potrebbe generare benefici economici che superano di gran lunga i costi a breve termine dell'ortodossia monetaria", spiega Kurdyavko. Inoltre, le performance economiche sono passate in secondo piano rispetto alla pianificazione elettorale. "Ciò suggerisce che il governo consideri il successo geopolitico e i risultati politici interni più preziosi della riduzione immediata dell'inflazione, mentre il governo sembra disposto a mantenere una politica fiscale espansiva nelle aree considerate politicamente essenziali, stringendo invece altrove", commenta l'esperta.
POLITICA ORTODOSSA POTREBBE RISULTARE INSUFFICIENTE
"L'approccio attuale della Turchia rappresenta una scommessa calcolata: allentare l'attenzione sulla riduzione ulteriore dell'inflazione a favore della crescita e dei successi geopolitici nel breve periodo. L'aspetto più preoccupante non è tanto il lento allontanarsi da una posizione restrittiva in sé, quanto piuttosto l'apparente serenità nel mantenere questo orientamento", dichiara Kurdyavko. Le aspettative di inflazione restano rigide intorno al 20-25%, suggerendo che la politica monetaria ortodossa da sola potrebbe risultare insufficiente senza riforme strutturali complementari. "L'esperienza della Turchia offre un monito per altri mercati emergenti: l'ortodossia monetaria può stabilizzare le valute e rafforzare il settore finanziario, ma non può sostituire riforme economiche più ampie né affrontare le questioni strutturali di competitività", prosegue l'esperta. "La scommessa del Paese sui dividendi geopolitici potrebbe rivelarsi lungimirante, ma comporta il rischio di una prolungata sottoperformance economica se le condizioni esterne non dovessero allinearsi come previsto", commenta Kurdyavko. "I prossimi mesi metteranno alla prova l'approccio unico della Turchia dimostrando se sarà in grado di generare prosperità sostenibile o se i costi di questo esperimento supereranno i benefici", conclude l'esperta.
cba
MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
0415:32 mar 2026