MILANO (MF-NW)--I metalli preziosi hanno registrato cali marcati in seguito all'escalation del conflitto in Medio Oriente, complice la revisione delle aspettative sui tassi di interesse, il rafforzamento del dollaro e la riscossione dei profitti. Tuttavia, i fattori strutturali alla base della crescita di lungo periodo dell'oro restano pienamente validi. Per quanto riguarda i metalli industriali, alcuni potrebbero dimostrarsi più resilienti di altri. Nel breve termine, tuttavia, "manteniamo un approccio prudente", commenta Benjamin Louvet, Head of Commodities di Ofi Invest Am.
REVISIONE ASPETTATIVE TASSI SPINGE AL RIBASSO LE COMMODITY
I mercati delle commodity hanno reagito negativamente all'escalation del conflitto in Medio Oriente, con l'oro che tra l'inizio del conflitto e il 23 marzo ha ceduto il 20% del suo valore, l'argento il 30% e il rame più del 10%, tornando ai livelli di dicembre e di fatto bruciando le solide performance conseguite a inizio anno. Le ragioni principali alla base di questo declino sono tre: la revisione delle aspettative sui tassi di interesse, l'apprezzamento del dollaro statunitense e la riscossione dei profitti maturati negli anni del boom. "A queste si aggiungono poi altri elementi secondari, come il rischio di vendita di riserve auree da parte di alcuni paesi del Golfo e lo sconto da parte dei mercati di un potenziale rallentamento economico, con conseguenti ripercussioni sulla domanda globale di metalli, qualora la crisi si protraesse ulteriormente", spiega l'esperto.
BANCHE CENTRALI DI FRONTE A UN BIVIO
Alla luce dello scenario descritto, le principali Banche centrali devono decidere se aumentare i tassi per combattere l'inflazione dovuta all'impennata dei prezzi dell'energia o ridurli per sostenere la crescita e l'occupazione a seguito del rallentamento economico menzionato prima. "In realtà, difficilmente un aumento dei tassi riesce a mitigare uno shock dell'offerta di energia senza danneggiare pesantemente la crescita ed è quindi improbabile che si scelga di rivederli al rialzo", dichiara Louvet. "Questo vale soprattutto per la Federal Reserve, dato che la perdita di reddito tra i paesi del Golfo, che sono i principali acquirenti di titoli del Tesoro statunitensi, potrebbe indebolire la capacità di finanziamento degli Stati Uniti, costringendoli a un ritorno a politiche monetarie più accomodanti. La Banca Centrale Europea, invece, potrebbe anche essere costretta ad aumentare i tassi, ma ciò danneggerebbe gravemente la crescita dell'Eurozona", precisa l'esperto.
FATTORI STRUTTURALI CRESCITA A LUNGO TERMINE ORO RESTANO VALIDI
Tuttavia, "riteniamo anche che, qualunque sarà lo scenario, i fattori strutturali alla base della crescita di lungo termine dell'oro rimangono pienamente validi: l'elevato livello di indebitamento delle principali economie non può reggere un aumento significativo dei tassi di interesse reali senza sollevare serie preoccupazioni sulla solvibilità sovrana", prosegue Louvet. Pertanto, il rischio di stagflazione che si è creato rende il calo dei prezzi delle commodity un'opportunità significativa. L'oro, e in misura minore altri metalli preziosi, dovrebbe riprendere il trend rialzista grazie al contesto geopolitico altamente instabile e al calo di fiducia negli Stati Uniti. "Non solo, il livello di indebitamento delle principali economie potrebbe essere un volano per un ritorno ai livelli osservati a inizio anno o addirittura a nuovi massimi", aggiunge Louvet.
VISIONE CAUTA SUI METALLI INDUSTRIALI
Per quanto riguarda i metalli industriali, lo scenario appare più sfaccettato. Il rischio di rallentamento economico potrebbe continuare a pesare su queste commodity fino a quando la situazione in Medio Oriente non si stabilizzerà . Tuttavia, "alcuni metalli potrebbero rivelarsi più resilienti di altri, in particolare l'alluminio, poiché il Golfo Persico rappresenta circa il 10% della produzione globale, il rame e il nichel, che traggono beneficio dall'accelerazione della transizione energetica, la quale potrebbe compensare il calo della domanda nei settori tradizionali", continua l'esperto. "Ciò trova ulteriore conferma nel fatto che l'attuale shock ha anche messo sotto i riflettori l'importanza della sovranità energetica, incoraggiando potenzialmente i paesi ad accelerare gli sforzi di elettrificazione e a ridurre la dipendenza dalle forniture estere", spiega Louvet. Pertanto, conclude l'esperto, "come Ofi Invest Am nel breve termine restiamo cauti riguardo ai metalli industriali, sapendo però che l'attuale crisi potrebbe ancora una volta ritardare gli investimenti necessari per soddisfare la domanda futura, accrescendo i deficit di approvvigionamento".
cba
MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
2415:19 mar 2026