MILANO (MF-NW)--Il conflitto in Medio Oriente ha causato una revisione al rialzo delle aspettative di inflazione. Tuttavia, l'Europa risulta meglio posizionata per gestire lo shock energetico rispetto agli Stati Uniti. Ciò potrebbe consentire alla Bce di mantenere un approccio attendista, in attesa di nuovi dati, commenta Ombretta Signori, Head of Macroeconomic Research and Strategy di Ofi Invest Am.
FOCUS SU PROSSIME MOSSE B.CENTRALI
Con il protrarsi della guerra tra Stati Uniti e Iran, i mercati hanno modificato le aspettative di inflazione, che sono salite dal 2,5% al 3,1% negli Usa e dall'1,6% al 2,5% nell'Unione Europea. In questo quadro, l'attenzione degli investitori si concentra sulle prossime mosse delle Banche centrali, che potrebbero adottare una "visione di lungo termine" o procedere con un inasprimento preventivo. "Questo dilemma è tutt'altro che banale perché, se da un lato è vero che la politica monetaria tende ad assumere approcci di lungo periodo e a sorvolare su shock generalmente temporanei come quelli energetici, dall'altro il perdurare della situazione di stress potrebbe spingere a un rialzo dei tassi d'interesse al fine di evitare i cosiddetti effetti secondari degli shock energetici", commenta l'esperta. "Tra questi vi sono i picchi inflazionistici e le pesanti conseguenze che possono avere su un'ampia gamma di settori e sulla crescita in generale", spiega Signori.
POLITICA MONETARIA RESTA INFLUENZATA DA DIVERSE VARIABILI
Attualmente, resta difficile comprendere quale strada prenderanno le Banche centrali. La probabilità che si verifichino effetti di secondo livello resta infatti influenzata da numerosi fattori, tra cui la durata dello shock e il mix di fonti energetiche da cui dipende ogni sistema economico. Inoltre, contano le condizioni macroeconomiche antecedenti, soprattutto in termini di tassi d'interesse base, tasso d'inflazione e aspettative sull'inflazione, e altri fattori apparentemente meno collegati, come l'andamento del mercato del lavoro, la reazione della politica fiscale e la possibilità che si verifichino shock indipendenti in simultanea, sottolinea l'esperta.
EUROPA MENO A RISCHIO RISPETTO A STATI UNITI
Tuttavia, studi empirici hanno dimostrato che l'impatto inflazionistico di uno shock petrolifero è maggiore quando i prezzi al consumo risultano già elevati, quando il mercato del lavoro è ristretto e quando la politica fiscale è espansiva. Inoltre, "se è vero che famiglie e imprese sono più vulnerabili all'inflazione rispetto al periodo precedente alla pandemia di Covid-19, a differenza del 2022 non si registra inflazione da domanda e i tassi di interesse di riferimento sono neutrali o restrittivi (tranne che in Giappone)", prosegue Signori. "Pertanto, con un'inflazione iniziale in linea con l'obiettivo e una politica fiscale più neutrale, le condizioni iniziali appaiono meno rischiose nell'Eurozona rispetto agli Stati Uniti", dichiara l'esperta.
BCE PUÒ ADOTTARE ATTEGGIAMENTO ATTENDISTA
"Ciò significa che, secondo noi di Ofi Invest AM, la Banca Centrale Europea ha la possibilità di assumere una posizione attendista, aspettando ulteriori dati sull'impatto dello shock energetico. Detto questo, non si può escludere la possibilità di rialzi dei tassi per gestire gli effetti secondari, in particolare se la situazione non dovesse tornare alla normalità entro giugno", continua Signori. Per quanto riguarda la Federal Reserve, invece, "il lieve allentamento dei tassi di interesse di riferimento che ci aspettava per la seconda metà di questo 2026 sarà verosimilmente posticipato se l'aumento dei prezzi dell'energia facesse nuovamente allontanare l'inflazione dall'obiettivo", conclude l'esperta.
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2015:15 apr 2026