12:44 | 18 giu 2026

FOCUS: boom edilizia agli sgoccioli mette crescita Italia in dubbio (Ubs)

MILANO (MF-NW)--Lo stop al Superbonus e i fondi europei concessi nell'ambito del Dispositivo di Ripresa e Resilienza (Rrf) agli sgoccioli determinano una battuta d'arresto per l'edilizia italiana e, senza questa spinta, la crescita del Pil dei prossimi anni potrebbe divergere - anche significativamente - da quella a cui siamo abituati dal 2019. È l'avvertimento lanciato dagli economisti di Ubs.

Dal 2019, l'economia italiana è cresciuta a un ritmo annualizzato di circa l'1,4%, ovvero 3-4 volte più velocemente rispetto ai due decenni precedenti, superando Francia, Germania e l'area Euro, con la disoccupazione scesa al livello più basso dagli anni Ottanta.

Il trend è quasi interamente riconducibile alle costruzioni, dove il valore aggiunto è aumentato di circa il 50%, contribuendo per circa 0,3 punti percentuali all'anno alla crescita del Pil. Il problema nel sostenere questa crescita è che quasi tutta sembra essere derivata da ingenti stimoli fiscali.

In primo luogo, il programma Superbonus per la ristrutturazione edilizia, avviato nel 2020, ha fornito crediti d'imposta alle famiglie a copertura del 110% dei costi di ristrutturazione per l'efficienza energetica delle abitazioni. Sebbene le stime indichino che abbia raggiunto solo il 4-5% circa del patrimonio immobiliare, il costo fiscale è stato considerevole, pari a circa il 10,5% del Pil. In secondo luogo, l'Italia è stata uno dei maggiori beneficiari del Fondo per la ripresa e la resilienza dell'UE. Ad oggi, è stato erogato circa il 7,4% del Pil, di cui circa il 5% è stato speso, con circa il 35% destinato al settore delle costruzioni.

Con la progressiva eliminazione del Superbonus e la prevista riduzione dei finanziamenti europei nell'ambito del Rrf a partire dal prossimo anno, secondo Ubs, sussiste una notevole incertezza sul tasso di crescita di fondo dell'Italia. Questo nonostante, per ora, gli indicatori predittivi rimangano positivi: la fiducia nel settore delle costruzioni è elevata (circa una deviazione standard al di sopra della norma) e l'occupazione si mantiene vicina ai massimi storici. Tuttavia, in un contesto demografico sfavorevole e con limitati incrementi di produttività fino ad oggi, ci si chiede se l'Italia abbia già raggiunto il "picco di crescita".

Di recente, la banca svizzera ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita del Pil del l'Italia per il 2026 (-0,4 punti percentuali, allo 0,5%) a causa della crisi energetica. Nel complesso, gli economisti ritengono che l'attuale performance economica italiana possa essere "la migliore possibile", nel senso che non vedono emergere ulteriori fattori di crescita. Tuttavia, questo non significa che la crescita rallenterà nel breve termine.

In primo luogo, sebbene l'erogazione dei fondi Rrf possa terminare nel 2026, Ubs ritiene che vi siano fondi sufficienti da spendere per sostenere la crescita fino al 2027, con il 2028 come anno in cui potrebbe profilarsi un inasprimento fiscale. In secondo luogo, il 2027 è un anno elettorale, il che potrebbe comportare una certa volatilità e un potenziale allentamento della politica fiscale, ma i sondaggi d'opinione rimangono relativamente stabili, almeno per ora. In terzo luogo, nel lungo termine, la questione chiave è se il potenziale di crescita a lungo termine dell'Italia sia andato incontro a un miglioramento rispetto ai modesti livelli pre-Covid.

La questione è ancora aperta, ma la continua e deludente crescita della produttività degli ultimi anni limita, secondo gli economisti, l'entusiasmo. Sebbene la crescita potenziale potrebbe non scendere al di sotto dello 0,5%, come accaduto tra il 2000 e il 2020, una recente analisi dell'Ocse prevede una crescita inferiore all'1%, quindi al di sotto della media dell'Eurozona.

bon


MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)

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