di Roberto Sommella, direttore di MF-Milano Finanza
ROMA (MF-NW)--Le tasse sono bellissime, quando risultano più basse rispetto al resto dei contribuenti. Così si può sintetizzare, emendando la celebre frase di Tommaso Padoa Schioppa, la situazione fiscale in Italia. Ha fatto scalpore l’inchiesta di Milano Finanza sui miliardari che hanno preso la residenza sotto le Alpi per ridurre il loro carico fiscale.
Una ricerca di Assonime anticipata da Milano Finanza sabato 4 luglio, ha messo in luce una situazione clamorosa. L’Italia è un paradiso fiscale: per pochi, ma lo è. La nuova rotta dei grandi patrimoni passa infatti dal Belpaese e vale per l’intero sistema economico già 5,3 miliardi di euro tra effetti diretti e indiretti sulla finanza pubblica e sull’economia reale, attraverso investimenti immobiliari, consumi e domanda di servizi. Un valore che, alla luce della crescente attrattività del regime agevolato per i Paperoni stranieri che si trasferiscono in Italia, dovrebbe raggiungere la considerevole cifra di 38,4 miliardi di euro entro il 2040. Due manovre di bilancio, per cui ogni anno il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti fa i salti mortali nel reperire le risorse necessarie.
Il segreto di questi nuovi arrivi milionari si chiama flat tax, varata nel 2016 per gli High Net Worth Individuals che trasferiscono la residenza fiscale nel nostro Paese dopo almeno nove anni trascorsi all'estero negli ultimi dieci, versando una tassa di 300 mila euro (innalzata per l’appunto da Giorgetti, che la considerava troppo bassa) sui redditi esteri, beneficiando peraltro di una serie di esoneri e semplificazioni.
Non hanno, ad esempio, gli obblighi di monitoraggio fiscale e sono esenti dal pagamento dell’imposta sul valore degli immobili esteri e delle attività finanziarie estere. Il regime prevede poi l’esenzione dall’imposta sulle successioni e donazioni relativamente ai beni e ai diritti situati all’estero, limitatamente ai periodi d’imposta di efficacia del regime. Insomma, un tappeto di rose.
I fortunati che lo hanno calpestato nel 2025 sono stati quasi 2.500, contro i 33 milioni di contribuenti totali italiani. Di questi quasi il 40% si è trasferito dal Regno Unito, seguiti poi dai Paperoni che prima di trasferirsi in Italia erano residenti in Francia (12,5%), Brasile (8%), Stati Uniti (7,3%) e Svizzera (4,7%). Più della metà dei neo-residenti sceglie di trasferirsi a Milano (52%), che anticipa di molto Roma (dove è planato il 17% dei milionari in fuga dal fisco). Ma come in ogni Divina Commedia che si rispetti, al paradiso fa da contraltare l’inferno fiscale, come spesso denunciano gli imprenditori guidati dal presidente di Confindustria Emanuele Orsini, che della riduzione delle tasse ha fatto una battaglia. Mentre le imprese italiane registrano un tax rate del 31,9% (ben più della flat tax), le prime 25 multinazionali del web presenti nel mondo, secondo i dati dell’Area Studi di Mediobanca, godono di un’aliquota fiscale media pari al 14,8%: praticamente meno della metà.
Poi ci sono le imprese normali e le famiglie italiane che affrontano la crisi energetica e il rialzo dei tassi di interesse della Bce. Secondo i calcoli della Cgia di Mestre nel 2026 la pressione fiscale in Italia dovrebbe attestarsi al 42,9%, in lieve diminuzione rispetto al 43,1% registrato nel 2025. In realtà il peso fiscale si è ridotto di oltre 33 miliardi, grazie alle misure introdotte in questi ultimi quattro anni dal governo Meloni, anche se il carico delle tasse è aumentato per un evento positivo: l’aumento dell’occupazione per 1,2 milioni di unità.
Ricapitolando: se sei milionario e prendi la residenza in Italia paghi al massimo 300.000 euro di tasse, anche se il tuo reddito è di svariati miliardi. Se sei un italiano normale versi quasi la metà dei tuoi proventi all’erario. Se sei un’impresa che compete sui mercati globali paghi il doppio di un gigante del web. Questo regime di concorrenza fiscale sleale va corretto, magari destinando i proventi della flat tax per i miliardari stranieri ad una riduzione delle tasse che pagano le imprese italiane. (milanofinanza.it)
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0908:15 lug 2026