10:53 | 30 set 2026

FOCUS: tassi, dollaro, petrolio e azionario, le prospettive dei mercati per fine 2026 (Indosuez Wm)

MILANO (MF-NW)--'Con l'avvicinarsi della fine dell'anno, gli investitori si trovano ad affrontare un contesto di mercato caratterizzato da shock dell'offerta, dalla continua evoluzione delle politiche delle banche centrali e da un fitto calendario elettorale. In questo contesto, la nostra strategia di investimento è guidata da una valutazione ben definita e disciplinata delle opportunità e dei rischi delle varie asset class. Le cinque domande e risposte riportate di seguito illustrano il nostro posizionamento attuale su tassi di interesse, dollaro statunitense e azionario, oltre alle principali convinzioni alla base delle nostre prospettive per i prossimi mesi', affermano nella loro analisi Alexandre Drabowicz, Global Chief Investment Officer; Bénédicte Kukla, Chief Strategist; Lucas Meric, Cross Asset Strategist; Jérôme van der Bruggen, Chief Market Strategist; Francis Tan, Chief Strategist Asia presso Indosuez Wm.

La prima domanda che gli analisti si pongono è 'perché i rendimenti dei titoli di stato a lungo termine sono aumentati e cosa comporta questo per gli investitori?'.

'L'estate e l'inizio dell'autunno sono stati caratterizzati da un deciso rialzo dei tassi statunitensi e globali, determinato da diversi fattori: la revisione al rialzo delle stime di crescita del mercato in un contesto in cui l' inflazione rimane ancora elevata; il deterioramento dei bilanci pubblici, influenzato dalla forte domanda di finanziamento da parte degli hyperscaler sui mercati obbligazionari; l'aumento dei prezzi dell'energia in un contesto di continua incertezza in Medio Oriente, che hanno riacceso i prezzi dell'energia, e i dubbi sulla credibilità della Fed, alimentati dai messaggi contraddittori diffusi da Kevin Warsh durante l'estate', rispondono gli esperti.

Secondo gli analisti di Indosuez Wm, 'i rendimenti obbligazionari sono tornati ai massimi dalla Crisi Finanziaria Globale, rendendo il comparto sempre più interessante grazie a un carry elevato. Manteniamo comunque un approccio cauto sulla duration, in linea con la posizione tenuta per tutto l'anno. La costante concorrenza nella raccolta di capitali tra governi con disavanzi persistentemente elevati e i forti fabbisogni legati agli investimenti in AI continua infatti a spingere al rialzo i rendimenti a lungo termine. A ciò si aggiungono le tensioni in Medio Oriente, che mantengono i rischi sbilanciati verso tassi ancora più alti'.

Successivamente, gli esperti si domandano: 'l'ultimo rialzo dei tassi della fed segnala l'inizio di un nuovo ciclo di stretta monetaria?'.

'Sebbene nel nostro scenario centrale prima dell'estate non prevedessimo alcun rialzo dei tassi da parte della Fed, a settembre la banca centrale ha aumentato i tassi di 25 punti base. Questa mossa appare orientata a rafforzare la credibilità di Kevin Warsh e a contribuire a contenere lo sganciamento dei tassi statunitensi a lungo termine, in coordinamento con il Tesoro statunitense, che nei mesi estivi è intervenuto a più riprese in tale direzione', rispondono gli analisti.

'A sostenere la decisione di settembre è stata anche la crescente insofferenza mostrata nelle ultime settimane dai membri della Fed di fronte a un'inflazione ancora elevata. Prevediamo un ulteriore incremento dei tassi entro la fine dell'anno, che porterà il tasso sui Fed Funds al 4,25% entro la fine del 2026 (rispetto al 3,75% stimato in precedenza), per poi stabilizzarsi al 4,0% con un taglio entro la fine del 2027 (rispetto al 3,5% precedentemente stimato)', dichiarano gli esperti.

'A nostro avviso', continuano gli analisti, 'si tratta di un semplice aggiustamento di politica monetaria piuttosto che dell'inizio di una vera e propria stretta, anche se i mercati hanno iniziato a scontarlo, con il tasso dei Fed Funds che dovrebbe rimanere al di sopra del 4,5% nel 2028. Continuiamo a ritenere che l'inflazione attuale sia guidata da shock temporanei dal lato dell'offerta - in particolare dazi ed energia - mentre voci molto specifiche, come software e servizi finanziari, mantengono l'indice Core Pce (la misura preferita dalla Fed) su livelli elevati, attorno al 3,3%'.

'Al contempo', proseguono gli autori dell'analisi, 'gli indicatori alternativi dell'inflazione di fondo non mostrano un allargamento delle pressioni sui prezzi e l'economia non evidenzia segnali di surriscaldamento, supportata da un mercato del lavoro bilanciato e stabile. Con il progressivo attenuarsi di questi effetti temporanei, l'inflazione dovrebbe rallentare sotto il 3% nel 2027, indipendentemente da ulteriori rialzi della Fed, elemento che dovrebbe rassicurare le autorità monetarie. In questo contesto, manteniamo una visione negativa sul dollaro, , ma l'atteggiamento più restrittivo e credibile della Fed ci spinge a rivedere leggermente il nostro target eur/usd a 1,18 (dal precedente 1,20)'.

'Come potrebbero reagire i mercati a vittoria schiacciante del partito democratico alle elezioni di metà mandato negli Usa?', si chiedono gli analisti di Indosuez Wm.

'Le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti si terranno il 3 novembre 2026', procedono a rispondere gli esperti. 'I mercati previsionali attribuiscono ora una probabilità del 66% a una vittoria dei Democratici con un controllo unificato, in aumento rispetto al valore inferiore al 45% registrato prima dell'estate. Nei mesi che precedono il voto, i mercati evidenziano spesso una maggiore volatilità, poiché l'incertezza elettorale pesa sul sentiment degli investitori (Grafico 2). Il periodo successivo alle elezioni si rivela solitamente più favorevole per il comparto azionario, grazie al progressivo riassorbimento dell'incertezza'.

'Se i Repubblicani dovessero perdere la maggioranza alla Camera, l'amministrazione avrebbe un minor margine di manovra sulle riforme legislative. Questo ridurrebbe l'incertezza e conterrebbe i timori su un eccesso di spesa pubblica, ma aumenterebbe il rischio di stallo fiscale e le tensioni sul tetto del debito. Il Presidente manterrebbe comunque un'influenza rilevante sulla politica estera e commerciale, due ambiti che hanno già generato volatilità sui mercati durante il suo mandato. La medesima logica di fondo si applicherebbe nell'ipotesi di una vittoria schiacciante dei democratici, poiché il veto presidenziale continuerebbe a frenare le modifiche legislative più rilevanti', affermano gli analisti.

'Ciononostante', continuano gli gli strategist, 'un simile esito eserciterebbe un'ulteriore pressione sull'agenda di deregolamentazione dell'attuale amministrazione e potrebbe essere percepito come un segnale negativo dagli investitori in vista delle successive elezioni presidenziali, soprattutto qualora prospettasse una regolamentazione più stringente (anche nel settore dell'AI) e un incremento delle tasse sulle imprese'.

'Nel complesso, all'interno di un quadro storicamente favorevole per l'azionario nel post-Midterm, una vittoria democratica rappresenterebbe verosimilmente l'esito di breve termine meno propizio per i mercati. Uno scenario del genere potrebbe innescare una fase iniziale di risk-off, spingendo gli investitori verso la relativa sicurezza dei titoli di Stato e allentando la pressione sulla parte a lungo termine della curva dei rendimenti Usa, con ripercussioni negative anche sul dollaro. Rimane tuttavia invariata la nostra visione costruttiva a medio termine sul comparto azionario. Gli utili societari si confermano il principale motore della performance e ci attendiamo che la loro crescita continuerà a sostenere i mercati nei mesi a venire', affermano gli esperti.

La quarta domanda è la seguente: 'come valutiamo attualmente il nostro scenario sul petrolio, alla luce delle continue tensioni in Iran?'.

A questa, gli autori rispondono: 'prevediamo che i prezzi del Brent rimangano elevati fino alla fine dell'anno, con una media di circa 90 dollari al barile nel quarto trimestre, sostanzialmente in linea con il terzo. Il riassestamento della domanda cinese e i recenti sviluppi diplomatici introducono tuttavia alcuni rischi al ribasso per le nostre stime a breve termine. Un'effettiva svolta sul fronte diplomatico potrebbe infatti spingere il Brent verso il nostro target per il 2027, pari a 75-80 dollari al barile, in tempi relativamente brevi'.

Infine, gli strategist di Indosuez Wm si chiedono: 'cosa comporta questo quadro per la nostra visione sulla Bce?'.

'Non riteniamo comunque probabile un calo strutturale al di sotto di tale soglia nel corso del 2027, data la necessità di ricostituire le scorte, delle continue incertezze sull'offerta e della persistente volatilità geopolitica. I rischi per questo scenario appaiono complessivamente bilanciati: da un lato, un incremento dell'offerta o una maggiore frammentazione interna all'Opec potrebbero spingere le quote al ribasso; dall'altro, un riacutizzarsi delle tensioni geopolitiche potrebbe provocare un ulteriore shock rialzista', rispondono gli esperti.

Secondo gli analisti, 'per l'Area Euro, il permanente rialzo dei prezzi del Brent manterrebbe sotto pressione l'inflazione complessiva che, secondo le nostre previsioni, raggiungerebbe un picco superiore al 4% nel quarto trimestre. Si tratta di uno scenario complesso per la Bce. In linea di principio, la politica monetaria non reagisce in modo aggressivo a uno shock temporaneo dell'offerta, soprattutto se l'inflazione di fondo (al netto di alimentari ed energia) si mantiene contenuta, confermando il rallentamento già evidenziato ad agosto'.

'Tuttavia', continuano gli esperti, 'dopo otto mesi di prezzi del petrolio elevati, il confine tra fattori temporanei e strutturali diventa meno nitido, imponendo un attento monitoraggio delle aspettative d'inflazione e delle dinamiche salariali. Ciononostante, ravvisiamo segnali limitati di effetti di secondo impatto su larga scala, nonostante il rafforzamento dell'attività economica e le pressioni salariali registrate in alcune aree dell'Europa meridionale, in particolare in Spagna'.

'Di conseguenza, continuiamo a ritenere che i mercati stiano scontando un eccesso di stretta monetaria per il 2027. Ciò detto, qualora il Brent si mantenesse vicino ai 90 dollari al barile per tutto il quarto trimestre, un ulteriore rialzo dei tassi da parte della Bce a dicembre 2026 risulterebbe plausibile. A seguito dell'esperienza del 2022, la Bce rimane fortemente sensibile all'inflazione determinata dai beni energetici e appare sempre più orientata a tutelare la credibilità del proprio mandato sulla stabilità dei prezzi. Eventuali ulteriori interventi restrittivi avrebbero comunque, con ogni probabilità, carattere temporaneo e dovrebbero rientrare non appena gli effetti base legati ai prezzi dell'energia cominceranno a spingere al ribasso l'inflazione complessiva nel 2027', concludono gli analisti.

dfg

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