MILANO (MF-NW)--"Sebbene sia difficile reperire stime sulla spesa per l'intelligenza artificiale a livello regionale, tutti i dati disponibili indicano che l'entità degli investimenti in Europa è di un ordine di grandezza inferiore rispetto a quella degli Stati Uniti e della Cina", afferma Beth Beckett, Economista di Capital Group.
"Per citare un esempio, quest'anno gli investimenti in conto capitale legati all'intelligenza artificiale negli Stati Uniti dovrebbero superare il 2% del PIL, mentre il dato corrispondente per l'UE rimane una piccola frazione di tale cifra. Per quanto riguarda le infrastrutture per l'intelligenza artificiale, secondo una stima gli Stati Uniti rappresenterebbero circa i tre quarti del totale mondiale, con la Cina al secondo posto a grande distanza e l'Europa ben indietro rispetto a entrambi", continua l'esperta.
"In precedenza", prosegue l'economista, "abbiamo illustrato i motivi alla base dei livelli storicamente più bassi di investimenti nel settore IT, tra cui la composizione settoriale e le pratiche di gestione. Tuttavia, due ulteriori ostacoli stanno rallentando lo sviluppo dell'intelligenza artificiale: i prezzi dell'energia più elevati rispetto agli Stati Uniti, che rendono meno attraenti gli investimenti in data center ad alto consumo energetico, e una rete elettrica obsoleta che non dispone della capacità necessaria per collegarli".
"Detto questo, l'Europa è fortemente esposta alla spesa nel settore dell'intelligenza artificiale e condividerà i profitti e le perdite derivanti dal boom degli investimenti in capitale fisso, anche quando le infrastrutture fisiche saranno realizzate altrove", afferma l'analista.
Per Beckett, "l'Europa è inoltre un attore chiave nella filiera dei semiconduttori, dove le aziende dell'Ue sono profondamente integrate nel processo produttivo che rende possibili i modelli di AI. Asml ne è l'esempio più noto e i rendimenti azionari dell'azienda continuano a mostrare una forte correlazione con il settore tecnologico statunitense. Sebbene la spesa in conto capitale dell'azienda sia una frazione di quella dei giganti tecnologici statunitensi, la produzione avanzata di chip rimane dipendente da apparecchiature litografiche che solo una manciata di aziende è in grado di fornire e in cui Asml ha mantenuto una posizione dominante".
"Per un certo periodo", prosegue l'esperta, "la politica europea si è concentrata sulla regolamentazione e sulla sicurezza, ma l'attenzione si è poi spostata verso la promozione dell'adozione di tali tecnologie. Le riflessioni contenute nel Rapporto Draghi e le successive iniziative della Commissione europea riconoscono il divario esistente in Europa in termini di investimenti e innovazione; tuttavia, i progressi nel potenziare gli investimenti interni attraverso le riforme sono stati lenti e le somme raccolte rimangono modeste".
"L'attenzione è invece rivolta al rafforzamento delle condizioni che consentono alle imprese europee di adottare l'intelligenza artificiale più rapidamente, attraverso investimenti nell'accesso alle risorse informatiche, nelle infrastrutture digitali, nelle competenze, nella disponibilità di energia, nella collaborazione nella ricerca e nello sviluppo dei mercati dei capitali. La strategia di fondo non è quindi quella di competere con gli Stati Uniti e la Cina in termini di livelli di spesa in conto capitale, ma di accelerare l'adozione dell'AI", conclude Beckett.
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0609:40 ott 2026