MILANO (MF-NW)--La crisi del debito sovrano e degli spread è il vero nodo di mercato delle ultime settimane, ed è l’elefante nella stanza con cui anche i portafogli degli investitori italiani (obbligazionari ma non solo) devono fare i conti. La novità rispetto al passato è che questa crisi non è più un problema confinato ai Paesi periferici. La Francia, con un deficit tra il 5 e il 6% del pil e difficoltà a varare misure correttive, è il caso più evidente: «Con tassi più alti, il costo del debito riduce lo spazio per finanziare investimenti e crescita», spiega Carsten Brzeski, global head of macro di Ing. Il mercato obbligazionario, aggiunge, «sta imponendo ai governi una disciplina che negli anni dei tassi a zero era più facile eludere. E l'aumento dei rendimenti non pesa solo sui bilanci pubblici: mutui e credito più cari rallentano l'economia».
LA RESILIENZA DELL’ITALIA
L'Italia arriva però a questa fase da una posizione relativamente più solida rispetto ai vicini d’Oltralpe. Paolo Pizzoli, senior economist della banca olandese, sottolinea come «la crescita abbia sorpreso positivamente nella prima metà dell'anno, sostenuta da consumi e investimenti. Verso fine anno è possibile un rallentamento dei consumi per effetto dell'inflazione energetica. La stima è di una crescita media dello 0,9% nel 2026». Sul fronte dei conti pubblici, il debito «resta il principale elemento di vulnerabilità, con un rapporto vicino al 137% del pil. Ma la disciplina fiscale e il rispetto della regola della spesa netta hanno consentito all'Italia di differenziarsi dalla Francia. Non a caso lo spread Btp-Bund si è allargato meno di quello francese».
IMPLICAZIONI OPERATIVE: IL PORTAFOGLIO D’AUTUNNO
Come convertire questa vulnerabilità del debito in un portafoglio concreto? Per il portafoglio d'autunno, il primo messaggio di Ing è non leggere il rialzo dei rendimenti come un motivo per abbandonare l'obbligazionario. Bob Homan, global chief investment officer, vede «un ritorno di interesse per il modello 60/40 (60% azioni, 40% bond, ndr): con rendimenti governativi europei intorno o sopra il 4%, i bond possono tornare a svolgere una funzione di diversificazione. L'aspettativa di una discesa dei rendimenti di lungo periodo offre inoltre un potenziale supporto ai prezzi». La cautela va però accompagnata dalla selettività. Homan preferisce high yield e debito emergente ai governativi, «perché offrono una remunerazione del rischio interessante. Gli spread sul debito emergente e sull'high yield globale non sono enormi, ma offrono comunque una remunerazione decente rispetto al rischio assunto. Nei mercati emergenti, inoltre, in alcuni casi i governi sono in condizioni finanziarie migliori rispetto ai governi europei o statunitensi». Sul fronte azionario, «i multipli prezzo-utili sono di fatto scesi. Ma se guardiamo al premio per il rischio azionario vediamo che è piuttosto basso: siamo ai livelli minimi degli ultimi vent'anni». Ing mantiene una preferenza per finanziari, tecnologia e mercati emergenti, dove «le valutazioni sono basse e c’è modo di beneficiare dello sviluppo dell'intelligenza artificiale senza esporsi ai grandi nomi Usa».
IL PORTAFOGLIO ITALIANO: GLI OBIETTIVI IN TESTA
Per gli italiani la lezione è ancora più concreta. Cristina Mazzurana, chief investment strategist della banca in Italia, invita «a partire non dalle notizie di mercato ma dagli obiettivi personali: orizzonte temporale, bisogni e capacità di sopportare le oscillazioni». I dati di Banca d'Italia fotografano infatti «un risparmio ancora poco pianificato: circa un terzo della ricchezza finanziaria delle famiglie è in azioni, un terzo in depositi e Btp e un altro terzo in fondi, Etf, previdenza e prodotti assicurativi». Il rischio, segnala Mazzurana, «è reagire agli shock aumentando le scommesse sui singoli titoli o sugli strumenti più di moda. E anche gli Etf sono ormai un universo molto ampio. Per questo il basso costo non basta: la scelta deve partire dalla funzione che lo strumento svolge nel portafoglio».
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0614:55 ott 2026