MILANO (MF-NW)--"A settembre, i mercati obbligazionari hanno subito forti pressioni, sia a causa degli ulteriori rialzi dei prezzi delle materie prime energetiche (+10,93% per il Brent e +3,77% per il gas nell'Eurozona), sia per la solidità dei dati macroeconomici", afferma François Rimeu, Senior strategist, Crédit Mutuel Am.
"Il conflitto nello Stretto di Hormuz prosegue, mentre le speranze di una soluzione politica sono svanite nel giro di pochi giorni. Ciononostante, i flussi provenienti dal Medio Oriente sembrano gradualmente migliorare, soprattutto grazie all'aumento dei volumi trasportati attraverso i cosiddetti trasferimenti ship-to-ship", prosegue l'esperto.
"Questo miglioramento consente al mercato di registrare un deficit di offerta relativamente contenuto (circa 2 milioni di barili al giorno, sebbene le stime varino a seconda delle fonti), ma a costi elevati. Le tariffe di noleggio delle petroliere (Vlcc, Very Large Crude Carriers) sono infatti in forte aumento, a cui si aggiungono significativi costi operativi", afferma l'analista. "Nel complesso, il costo aggiuntivo di un barile di petrolio proveniente dal Medio Oriente può essere stimato intorno ai 35-40 dollari".
"Al contempo", prosegue Rimeu, "i dati macroeconomici continuano a mostrare una buona tenuta, se non addirittura una notevole solidità. Alcuni indicatori illustrano chiaramente questa tendenza: il PMI composito statunitense a 58,4, il livello più elevato dal 2015, fatta eccezione per il rimbalzo registrato dopo il Covid; le esportazioni sudcoreane in aumento dell'83% su base annua e la revisione al rialzo del Pil statunitense del secondo trimestre, dall'1,5% al 2,2%. Questi dati riflettono, naturalmente, una prospettiva in parte incentrata sugli Stati Uniti. Nel complesso, tuttavia, la crescita nominale rimane sostenuta nella maggior parte delle economie mondiali".
"In questo contesto, le banche centrali non hanno avuto altra scelta che adottare una politica monetaria più restrittiva. A settembre, la Fed, la Bce, la BoJ e la Rba (Reserve Bank of Australia) hanno tutte aumentato i tassi d'interesse. La Fed, dopo le lunghe attese seguite alle dichiarazioni di Kevin Warsh a Jackson Hole, ha trasmesso un messaggio che si può definire essenzialmente ortodosso, sottolineando la solidità dell'economia e un'inflazione ancora superiore all'obiettivo. Tuttavia, verso la fine del mese, i toni dei banchieri centrali europei e statunitensi si sono leggermente ammorbiditi: entrambi hanno lasciato intendere che il numero di rialzi dei tassi attualmente scontato dai mercati potrebbe essere eccessivo", afferma l'esperto.
"Sul fronte azionario", continua l'analista, "settembre è stato apparentemente un mese molto più tranquillo, con gli indici che hanno mostrato una sostanziale tenuta nonostante l'inasprimento delle condizioni monetarie. Si tratta, tuttavia, di una calma solo apparente: la bassa volatilità degli indici nasconde infatti oscillazioni significative dei singoli titoli, con un'elevata dispersione delle performance".
Per Rimeu, "la tenuta dei mercati azionari poggia su dinamiche degli utili ancora decisamente positive: per il 2026 è attesa una crescita degli utili del 32,4% per l'S&P 500 e persino del 17,6% per lo Stoxx 600. Si tratta di tassi di crescita che non si osservavano dalla fine degli anni Novanta, fatta eccezione per le fasi successive alle recessioni, come nel 2009 e nel 2021".
"Questa solidità si fonda in larga misura sull'ecosistema dell'intelligenza artificiale e, in particolare, sul settore dei semiconduttori. Le aspettative sono molto elevate, così come i dubbi, ma le prospettive per la prossima stagione delle trimestrali restano nel complesso positive", prosegue l'esperto. "A sostegno di questo scenario vi sono diversi fattori: nelle principali economie la crescita nominale si è mantenuta sostenuta nel terzo trimestre; gli utili delle società statunitensi tendono a essere rivisti al rialzo nel corso della stagione delle trimestrali; infine, le esportazioni sudcoreane, principalmente di semiconduttori, hanno raggiunto nuovamente livelli record negli ultimi mesi".
"In Europa, il quadro è più complesso, a causa di una crescita complessivamente meno dinamica e, naturalmente, della situazione francese. Da diversi mesi manteniamo un approccio molto prudente nei confronti degli asset francesi in generale, e la nostra cautela resta confermata. Tuttavia, alcuni strumenti finanziari sembrano oggi scontare, a nostro avviso, un rischio particolarmente elevato. È il caso dello spread tra Oat francesi e Bund tedeschi, che si è attestato intorno ai 150 punti base, un livello che riflette un differenziale tipico di un Paese con rating Bbb-. A questi livelli, abbiamo riportato a neutralità le nostre posizioni sulla Francia", afferma l'analista.
"Tra i principali fattori in grado di influenzare i mercati nelle prossime settimane, la stagione delle trimestrali dovrebbe confermarsi positiva, continuando a offrire un sostegno ai mercati finanziari. Un ruolo determinante sarà svolto anche dall'evoluzione della situazione nello Stretto di Hormuz, poiché le variazioni dei prezzi delle materie prime avranno ripercussioni significative sui mercati obbligazionari. In Europa, infine, particolare attenzione sarà rivolta alla situazione francese: nell'attuale contesto, l'approvazione di una legge di bilancio è diventata una necessità", prosegue Rimeu.
"Sul fronte azionario, la persistente solidità della crescita nominale e la dinamica positiva degli utili dovrebbero continuare a favorire i mercati, a condizione che il comparto obbligazionario mantenga un andamento stabile. In questo contesto, la preferenza va ai mercati statunitensi e a quelli emergenti", afferma l'esperto.
"Su quello obbligazionario, invece, alla fine di settembre si è registrato un lieve ampliamento degli spread, riconducibile alle tensioni legate alla situazione francese. Riteniamo tuttavia che tale movimento rifletta un rischio limitato. Manteniamo pertanto un approccio moderatamente prudente, in particolare nei confronti del debito del settore finanziario. Per quanto riguarda i tassi, le prospettive dei mercati obbligazionari restano strettamente legate all'evoluzione della situazione in Medio Oriente, ancora poco chiara. Il nostro orientamento rimane lievemente positivo, con una preferenza per le scadenze più brevi della curva dei rendimenti in euro", conclude l'analista.
dfg
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1210:41 ott 2026