MILANO (MF-NW)--La situazione geopolitica è peggiorata in modo significativo nel corso dell'estate. La ripresa delle ostilità tra Iran e Stati Uniti e l'inasprimento del conflitto tra Ucraina e Russia hanno messo sotto forte pressione le catene di approvvigionamento e innescato un brusco aumento dei prezzi delle materie prime. Sebbene le esportazioni di petrolio che transitano dal Golfo attraverso lo Stretto di Hormuz siano aumentate in modo significativo e i flussi commerciali siano stati reindirizzati, i prezzi degli idrocarburi sono saliti di oltre il 50% per il petrolio e di quasi il 100% per il gas naturale.
I prezzi dei metalli restano elevati, mentre i prezzi delle materie prime agricole sono aumentati considerevolmente sulla scia degli attacchi ai terminal portuali del Mar Nero e delle ondate di calore in Europa quest'estate (+40% su base annua per il grano).
Questi sviluppi hanno riacceso i timori di una nuova impennata inflazionistica, spingendo le banche centrali ad aumentare i tassi di riferimento. La Federal Reserve ha reagito intervenendo e, allineandosi alla Bce, ha alzato i tassi di 25 punti base (bps), contribuendo così a un inasprimento delle condizioni finanziarie globali. Dal minimo raggiunto a metà gennaio, il dollaro statunitense ha guadagnato oltre il 6% in termini effettivi, mentre i tassi di interesse a lungo termine sono saliti di oltre 100 bps nella maggior parte delle principali aree valutarie dalla fine di febbraio.
Per ora, la resilienza dell'economia globale ha tenuto bene, sostenuta in particolare dagli investimenti legati all'IA e dai relativi effetti ricchezza. Tuttavia, i rischi continuano ad accumularsi. In questo contesto, manteniamo la nostra previsione di un'attività economica in rallentamento quest'anno (+2,5%, dopo il +2,8% del 2025), per poi stabilizzarsi l'anno prossimo (+2,6%).
In Medio Oriente, si prevede una contrazione dell'attività economica nei paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo nel 2026. L'Arabia Saudita è esposta agli attacchi alle proprie infrastrutture energetiche e alla maggior parte delle sue rotte di esportazione, mentre gli Emirati Arabi Uniti e il Qatar sono vulnerabili a causa della loro dipendenza dallo Stretto di Hormuz.
Il settore agroalimentare è stato declassato in sei paesi. In Europa (Francia, Austria e Polonia), la decisione è legata principalmente alle condizioni meteorologiche estreme registrate nel corso dell'estate 2026. Negli Emirati Arabi Uniti e in Arabia Saudita, la vulnerabilità deriva più dalla loro forte dipendenza dalle importazioni alimentari che da problemi di produzione interna. In Argentina, il settore continua a confrontarsi con un contesto finanziario difficile, segnato da vari fallimenti di imprese agricole, costi elevati e margini più ridotti.
Negli Stati Uniti, l'economia si conferma resiliente grazie ai consumi delle famiglie, agli investimenti legati all'AI e a un mercato del lavoro prossimo alla piena occupazione (tasso di disoccupazione al 4%). L'Europa va leggermente meglio del previsto, grazie alla resilienza delle economie tedesca e spagnola, nonostante le preoccupazioni sulla sostenibilità dei conti pubblici francesi.
In Asia, lo slancio è eterogeneo. Vietnam (+8,4%) e India (+7,5%) continuano a beneficiare della spesa in infrastrutture e delle tecnologie legate all'AI, mentre la domanda interna della Cina si sta indebolendo e diverse economie della regione (Thailandia e Filippine) sono penalizzate dall'aumento dei costi energetici. In Africa e America Latina, il rischio principale resta l'inflazione ancora elevata, legata all'aumento dei prezzi agricoli ed energetici, in particolare per effetto del fenomeno climatico El Niño.
"Il prolungarsi del conflitto in Medio Oriente riaccende il rischio di un nuovo shock inflazionistico globale", afferma Jean-Christophe Caffet, Chief Economist di Coface. "L'aumento dei costi dell'energia, delle materie prime e dei trasporti costringe le banche centrali a mantenere politiche monetarie restrittive, rendendo il contesto sempre più difficile per i governi e le imprese più vulnerabili".
"Le imprese, che già da tempo operano in condizioni di incertezza e costi più alti, assistono ora a un aumento del costo del denaro, che si riflette sulla loro capacità di finanziamento", commenta Ernesto De Martinis, ceo Coface Mediterranean & Africa Region. "In un'economia interconnessa, dove le crisi regionali si propagano rapidamente alle filiere globali, i rischi aumentano e lo spazio di manovra si restringe. Il nostro compito è aiutare le aziende a gestire l'incertezza e l'impatto dei rischi su liquidità e redditività, per poter sviluppare il business anche in situazioni complesse come quella attuale".
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1511:28 ott 2026