MILANO (MF-NW)--"I mercati finanziari non sono più solo un riflesso dell'economia: stanno diventando un fattore determinante sempre più importante per l'economia stessa", afferma Michaël Nizard, Global Head of Asset Allocation Research presso Edmond de Rothschild Am.
"Joyce Chang ha messo in evidenza questa trasformazione nell'economia statunitense, dove la capitalizzazione di Borsa si attesta ora intorno al 250% del Pil", prosegue l'esperto. "A questi livelli, le fluttuazioni di mercato influenzano direttamente il patrimonio delle famiglie e le decisioni di spesa dei consumatori. Jahangir Aziz ha osservato che, secondo quanto riportato, la quota dei salari nell'economia statunitense è scesa a circa il 52%, mentre il reddito da lavoro reale non è aumentato in misura sufficiente da spiegare da solo la resilienza dei consumi. I consumi dipendono quindi in misura maggiore dagli effetti di ricchezza e da un tasso di risparmio in calo".
Secondo l'analista, "il meccanismo può potenzialmente diventare autoalimentante: l'aumento dei prezzi delle azioni arricchisce le famiglie proprietarie di attività, stimola la spesa, sostiene gli utili societari e mantiene alte le valutazioni. Può anche funzionare al contrario: una forte correzione di mercato potrebbe indebolire contemporaneamente i consumi, i profitti e gli investimenti, trasformando uno shock finanziario in un rallentamento economico".
"McKinsey stima che il patrimonio netto globale delle famiglie raggiungerà i 570 trilioni di dollari nel 2025, quasi cinque volte il PIL mondiale", prosegue Nizard. "Ancora più sorprendente è il fatto che si ritiene che solo il 20% della sua recente crescita derivi dall'effettiva formazione di capitale; il resto riflette principalmente la rivalutazione degli asset esistenti e l'inflazione. Il reddito da lavoro rimane ovviamente essenziale e gli effetti di ricchezza sono distribuiti in modo molto diseguale. Tuttavia, la tradizionale distinzione tra economia reale e mercati finanziari sta perdendo rilevanza: i mercati non si limitano più ad anticipare il ciclo economico, ma contribuiscono sempre più a plasmarlo".
"L'intelligenza artificiale potrebbe trasformare l'economia in modo duraturo, senza però garantire necessariamente la redditività di tutti gli investimenti che sta generando", afferma l'esperto. "Si tratta di uno scetticismo che si sente esprimere sempre più spesso. Il paragone fatto da McKinsey con Global Crossing e la fibra ottica alla fine degli anni '90 è illuminante. Gli operatori avevano correttamente anticipato la futura esplosione della domanda di trasmissione dati, ma alcuni investimenti furono effettuati troppo presto, con scadenze del debito che si presentavano prima che i ricavi si concretizzassero. Global Crossing fallì nel 2002, anche se in seguito la domanda crebbe in modo spettacolare".
"L'intelligenza artificiale presenta alcune analogie", dichiara l'analista. "Secondo le stime presentate da J.P. Morgan, la spesa in conto capitale dei sei principali attori del settore tecnologico potrebbe avvicinarsi ai 900 miliardi di dollari nel 2026, per poi raggiungere una cifra compresa tra 1,25 e 2.000 miliardi di dollari nel 2027".
"Tuttavia", prosegue Nizard, "i ricavi futuri rimangono difficili da valutare, così come il ritmo di adozione della tecnologia. Un'innovazione che consenta a modelli ad alte prestazioni di funzionare con una potenza di calcolo molto inferiore potrebbe persino ridurre la redditività delle infrastrutture esistenti".
"A ciò si aggiunge il divario tra la velocità del progresso tecnologico e il tempo necessario per realizzare le infrastrutture energetiche. Soprattutto, McKinsey ci ricorda che, storicamente, le grandi rivoluzioni tecnologiche hanno creato valore non tanto eliminando posti di lavoro, quanto piuttosto generando nuovi prodotti e mercati. La questione fondamentale riguarda quindi tanto i tempi con cui si realizzeranno gli aumenti di produttività, quanto il modo in cui questi saranno distribuiti tra i produttori di tecnologia e le aziende che la utilizzano", afferma l'esperto.
"Sviluppare l'intelligenza artificiale e trarre vantaggio dai suoi incrementi di produttività sono due cose diverse - Durante un dibattito sull'Asia, un rappresentante di Google ha osservato che il potenziale di un Paese non dovrebbe essere misurato esclusivamente in base alla sua capacità di costruire data center, produrre semiconduttori o sviluppare modelli propri", continua l'analista. "I benefici economici potrebbero dipendere maggiormente dalla rapidità con cui le imprese e le famiglie adottano queste tecnologie".
Secondo Nizard, "la Thailandia illustra bene questo potenziale di adozione: secondo i dati presentati da Google, il 73% degli utenti thailandesi di Gemini accede all'intelligenza artificiale tramite il proprio telefono cellulare, mentre il 25% ha più di 55 anni. Questa diffusione al di là delle fasce di popolazione più giovani e tecnologicamente preparate indica potenziali aumenti di produttività in molti settori, comprese le piccole imprese e le industrie tradizionali".
"Tuttavia", prosegue l'esperto, "l'intelligenza artificiale potrebbe anche mettere in discussione alcuni dei modelli di sviluppo che hanno sostenuto il successo dell'Asia. L'India e le Filippine, ad esempio, hanno sviluppato importanti settori di esportazione di servizi sfruttando costi di manodopera inferiori rispetto ai paesi occidentali".
"Le aziende statunitensi ed europee hanno delocalizzato in questi paesi call center, contabilità, funzioni amministrative e parte dei propri servizi IT", afferma l'analista. "Queste attività hanno creato milioni di posti di lavoro qualificati e sostenuto l'emergere di una classe media. Eppure sono proprio questi i tipi di attività che l'IA è ora in grado di automatizzare in parte, riducendo potenzialmente il vantaggio economico derivante dalla loro delocalizzazione".
"Il paradosso, quindi, è che i paesi asiatici potrebbero essere tra i principali beneficiari dell'adozione dell'IA, vedendo al contempo messi in discussione alcuni dei loro storici vantaggi competitivi. La loro capacità di trasformare le proprie imprese e di sviluppare nuove attività a più alto valore aggiunto sarà determinante per trasformare questa rivoluzione tecnologica in una crescita sostenibile", conclude Nizard.
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1609:44 ott 2026