10:33 | 04 nov 2026

FOCUS: Bce dopo Lagarde, implicazioni per la politica monetaria (Aegon Am)

MILANO (MF-NW)--"L'imminente uscita di Christine Lagarde dalla presidenza della Bce apre interrogativi sulle possibili implicazioni per le future decisioni di politica monetaria", dichiarano gli analisti di Aegon Am. "Con il tasso sui depositi al 2,5% e una crescita economica ancora disomogenea tra i Paesi dell'area euro, gli investitori si chiedono se il cambio al vertice possa influenzare il ritmo dei tagli dei tassi o se l'orientamento della politica monetaria continuerà a essere determinato principalmente dall'andamento dell'inflazione e dai dati economici. In questo contesto, la scelta del successore e il modo in cui la Bce reagirà all'evoluzione dello scenario macroeconomico saranno determinanti per le prospettive dei tassi d'interesse nell'area euro e per l'andamento della valuta unica".

"Riteniamo che l'uscita di Christine Lagarde non comporterà cambiamenti significativi nell'orientamento della politica monetaria nel breve termine", spiegano gli esperti. "La possibilità di una sua partenza anticipata è discussa da oltre un anno e, pertanto, il recente annuncio della sua uscita nel febbraio 2027, circa nove mesi prima della scadenza naturale del mandato, non ha sorpreso i mercati. La fine di un periodo caratterizzato da numerose speculazioni rappresenta anzi un elemento positivo: gli investitori possono ora attendersi di conoscere presto il nome del prossimo presidente e iniziare ad abituarsi all'idea di un nuovo vertice alla guida della principale banca centrale dell'area euro".

"I due principali candidati alla presidenza della Bce, lo spagnolo Pablo Hernández de Cos e l'olandese Klaas Knot, presentano entrambi punti di forza e potrebbero incontrare il favore di diverse categorie di investitori", proseguono gli analisti di Aegon. "La decisione finale sulla nomina spetta tuttavia ai leader politici europei, che vogliono assicurarsi che i propri interessi siano adeguatamente rappresentati da chi ricoprirà questo incarico il prossimo anno. Storicamente, le due maggiori economie dell'area euro, Germania e Francia, hanno esercitato la maggiore influenza nella selezione dei candidati. Anche questa volta sembra essere così, sebbene entrambi i Paesi stiano attraversando contesti politici complessi che potrebbero limitarne in parte l'influenza sul processo decisionale".

"La nomina del presidente viene considerata parte di un più ampio accordo politico ('package deal'), in un momento in cui è in corso un significativo rinnovamento dei vertici della Bce. Dei sei membri del Comitato esecutivo della Bce, compreso il presidente, altri due lasceranno a breve il proprio incarico. I mandati di Isabel Schnabel e Philip Lane termineranno infatti nella prima metà del 2027. Sebbene questo scenario introduca un certo grado di incertezza, è probabile che le nomine ricadano su candidati già ben conosciuti negli ambienti delle banche centrali. Non ci aspettiamo quindi cambiamenti inattesi nell'impostazione della politica monetaria dell'area euro", affermano gli economisti.

"La scelta del candidato alla presidenza non sarà semplice. Sia de Cos sia Knot, così come diversi altri nomi frequentemente menzionati, godono di grande considerazione e hanno maturato una solida esperienza nel campo della politica monetaria, ricoprendo nel corso della propria carriera incarichi di alto livello. In un contesto caratterizzato da elevati disavanzi pubblici in alcune economie dell'area euro, particolarmente penalizzate da tassi d'interesse più elevati, potrebbe essere percepito come vantaggioso nominare un presidente con un orientamento relativamente più accomodante (dovish)", dichiarano gli esperti.

"Riteniamo tuttavia che, nell'attuale contesto di inflazione elevata e incertezza geopolitica, che potrebbe tradursi in tassi d'interesse strutturalmente più alti, sia fondamentale tutelare la credibilità della Bce. Per questo motivo, un presidente con un orientamento relativamente più restrittivo (hawkish) potrebbe rivelarsi più adatto ad affrontare le sfide che attendono l'area euro nel prossimo futuro", affermano gli analisti Aegon.

"In ultima analisi, il presidente della BCE deve rappresentare gli interessi dell'intera unione monetaria, rendendo relativamente meno rilevanti le sue convinzioni personali. Sotto questo aspetto, Christine Lagarde ha svolto con successo il proprio ruolo, cercando costantemente di costruire il consenso e garantire che le opinioni di tutti i governatori venissero ascoltate. Secondo molti osservatori, durante il suo mandato ha contribuito a rendere il processo decisionale della Bce più coerente ed equilibrato. Forse questa è proprio l'eredità che il prossimo presidente della Bce dovrebbe raccogliere e portare avanti", concludono gli esperti.

dfg

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